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Titolo: Pagamento del tributo del Tempio, detto Il tributo |
| Anno: 1633 circa | |
| Tecnica: Olio su tela | |
| Dimensioni: 143×193 | |
| Città: Milano | |
| Collocazione: Pinacoteca di Brera |
Il dipinto donato a Brera dal vicerè Eugenè Beauharnais, illustra il momento culminante dell’episodio evangelico, conosciuto come tributo del Tempio o tributo della Moneta, in cui Cristo, dopo aver interrogato Pietro su chi doveva pagare le tasse ai re, se i figli o gli estranei, e avendo da questi ricevuto risposta affermativa sui secondi, per evitare scandalo fra gli esattori che le esigevano, comanda di gettare l’amo nel lago di Tiberiade – il mare di Galilea -, di prendere il primo pesce per trovarvi in bocca una moneta d’argento e, infine, di darla ai gabellieri come pagamento dell’imposta del Tempio a nome di entrambi (Mt 17,24-27).
La scena è impaginata quasi tutta in primo piano, con il Cristo in leggero scarto più indietro e verso destra, cui si rivolgono il gabelliere e l’apostolo che regge il pesce. L’impostazione compositiva del dipinto è singolarmente basata sull’intersecazione di due triangoli. L’espediente riesce a liberare visivamente le figure del gabelliere e di Cristo che quasi vengono a trovarsi isolate pur se strutturalmente inserite. Emerge, quindi, sul fondo scuro di una cortina muraria, lo sguardo dell’esattore rivolto verso Cristo, con un’intensità tale da richiamare, grazie anche al gesto della mano di Cristo, la Chiamata di Matteo della cappella Contarelli di Caravaggio.
Di questa interessante tela, di cui sono stati ricostruiti i passaggi collezionistici sette-ottocenteschi (Maderna 1998; Maderna, in Napoli 1999), gli studiosi hanno messo in giusta evidenza i legami con l’ambiente caravaggesco della cosiddetta manfrediana methodus frequentato da Mattia Preti a Roma nella sua fase giovanile (Spike 1999). Di conseguenza, in base alle diverse considerazioni critiche sulla cronologia del primo periodo di attività del pittore calabrese, è stata datata tra la fine degli anni trenta del Seicento e gli inizi del decennio successivo (Maderna, in Napoli 1999) o alla metà degli anni trenta (Spike 1999).
La scena è impaginata quasi tutta in primo piano, con il Cristo in leggero scarto più indietro e verso destra, cui si rivolgono il gabelliere e l’apostolo che regge il pesce. L’impostazione compositiva del dipinto è singolarmente basata sull’intersecazione di due triangoli. L’espediente riesce a liberare visivamente le figure del gabelliere e di Cristo che quasi vengono a trovarsi isolate pur se strutturalmente inserite. Emerge, quindi, sul fondo scuro di una cortina muraria, lo sguardo dell’esattore rivolto verso Cristo, con un’intensità tale da richiamare, grazie anche al gesto della mano di Cristo, la Chiamata di Matteo della cappella Contarelli di Caravaggio.
Di questa interessante tela, di cui sono stati ricostruiti i passaggi collezionistici sette-ottocenteschi (Maderna 1998; Maderna, in Napoli 1999), gli studiosi hanno messo in giusta evidenza i legami con l’ambiente caravaggesco della cosiddetta manfrediana methodus frequentato da Mattia Preti a Roma nella sua fase giovanile (Spike 1999). Di conseguenza, in base alle diverse considerazioni critiche sulla cronologia del primo periodo di attività del pittore calabrese, è stata datata tra la fine degli anni trenta del Seicento e gli inizi del decennio successivo (Maderna, in Napoli 1999) o alla metà degli anni trenta (Spike 1999).
Guido Leone – Vittorio Sgarbi – Mattia Preti – Rubbettino, Soveria Mannelli (CS), 2013

