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Titolo: Soldato |
| Anno: 1633 – 1635 | |
| Tecnica: Olio su tela | |
| Dimensioni: 130×100 | |
| Città: Rende | |
| Collocazione: Museo Civico |
La tela, stando a quanto rilevato dalla critica sul soggetto e sulla datazione agli anni giovanili di Mattia Preti (Spike 1999), fu certamente eseguita per un collezionista che, nel primo lustro degli anni trenta del Seicento, era ancora attratto dal soggetto dell’uomo in arme e dal lume caravaggesco. Dell’estensione del fenomeno e dei diversi esiti sono senz’altro rappresentativi sia i Capricci et Habiti Militari di Filippo Napoletano – incisi con probabilità a Roma tra il 1614 e il 1617 e pubblicati nella stessa città nel 1622 e nel 1635 (cfr. Rodino-Speciale 1981, pp. 4-5) – sia, e soprattutto, le caratteristiche interpretazioni degli esponenti della cosiddetta manfrediana methodus che, nella figura dell’uomo in arme con corazza, manifestavano tutta l’attenzione agli effetti luministici. Proprio in quest’ultimo ambito, nel quale del resto progredì la formazione di Preti e la sua particolare interpretazione del caravaggismo (cfr. Spike 1999, pp. 14-15), il Soldato di Rende trova i confronti più calzanti e si unisce alle tele raffiguranti ‘giochi’ e ‘concerti’ eseguite dal calabrese negli stessi anni, quelli del periodo iniziale del suo soggiorno romano. Non a caso, quindi, la tela è stata considerata parte di una simile composizione (Di Dario Guida 1993, p. 515), cioè un frammento di una scena molto grande a due o tre figure.
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La luce trasversale, proveniente da una fonte esterna, inonda la figura e, nelle ombre portate, con brevi tocchi, rivela particolari dell’anatomia e della divisa: si vedano lo zigomo e l’orecchio, le borchie e le rifiniture della corazza, l’asta dell’alabarda e le piume, la sciarpa tesa sul petto e increspata alle spalle, come mossa da un vento silenzioso, e silenziosa è l’atmosfera che pervade la scena, come peculiare in tali temi di sviluppo “manfrediano” (cfr. Marini 1989, p. 145).
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La luce trasversale, proveniente da una fonte esterna, inonda la figura e, nelle ombre portate, con brevi tocchi, rivela particolari dell’anatomia e della divisa: si vedano lo zigomo e l’orecchio, le borchie e le rifiniture della corazza, l’asta dell’alabarda e le piume, la sciarpa tesa sul petto e increspata alle spalle, come mossa da un vento silenzioso, e silenziosa è l’atmosfera che pervade la scena, come peculiare in tali temi di sviluppo “manfrediano” (cfr. Marini 1989, p. 145).
Guido Leone – Vittorio Sgarbi – Mattia Preti – Rubbettino, Soveria Mannelli (CS), 2013
(In MATTIA PRETI a cura di Erminia Corace – Roma, 1989 l’opera è riprodotta riflessa, ndr.)

