| Titolo: San Bonaventura | |
| Anno: 1637-1645 | |
| Tecnica: Olio su tela | |
| Dimensioni: 71 x 58,5 | |
| Città: Ariccia | |
| Collocazione: deposito da collezione inglese |
Immerso nello studio e nella riflessione mistica, il Santo di Bagnoregio interroga un tomo manoscritto lasciando sul fondo il cappello cardinalizio in segno di riverente humilitas. Colpiscono la profondità espressiva e la resa naturalistica del volto di profilo, costruito da Mattia Preti alternando un’estrema finezza nella resa dei valori epidermici a una sapiente sommarietà nella definizione dei capelli e della lunga barba brizzolata.
La figura dell’intellettuale e teologo originario di Bagnoregio, ribattezzato nel Duecento doctor seraphicus, costituiva agli occhi dell’osservatore seicentesco un autorevole modello di fede e, allo stesso tempo, un esempio di passione umanistica e di specchiata rettitudine.
La presenza dell’iscrizione sul margine superiore della tela lascia pensare che il dipinto appartenesse in antico a un insieme più ampio volto alla devozione privata o, più probabilmente, a una serie di santi francescani o di dottori della Chiesa di destinazione conventuale ecclesiastica. Di recente resa nota da Francesco Petrucci e da Ferdinando Peretti (Ariccia 2013), l’opera costituisce una significativa aggiunta al catalogo romano di Mattia Preti, essendo databile su base stilistica entro il 1645. La fisionomia del Ministro francescano, qualificata da un vigoroso guercinismo, presenta analogie con quelle del Soldato di Rende e dell’Anchise della Fuga di Troia di Palazzo Barberini (scheda n. 10 ndr.), mentre la gamma cromatica smorzata e “lunare” – peculiare di numerose mezze figure realizzate dal Calabrese a partire dal quarto decennio del secolo-, fu ripresa dall’artista anche nelle composizioni più ambiziose che dipinse in quegli anni: il Miracolo di san Pantaleo (scheda n. 25 ndr.) – databile attorno al 1644-1646 – e il poco più tardo Cristo e la Cananea di Casa Colonna (scheda n. 617 ndr.).
Il dettaglio del libro aperto, con le righe di scrittura appena abbozzate, ritorna infine nell’Archimede (scheda n. 612 ndr.), e nel più caravaggesco Apostolo (scheda n. 614 ndr.) già in Portogallo, qui ricondotti al pennello del giovane Mattia.
La figura dell’intellettuale e teologo originario di Bagnoregio, ribattezzato nel Duecento doctor seraphicus, costituiva agli occhi dell’osservatore seicentesco un autorevole modello di fede e, allo stesso tempo, un esempio di passione umanistica e di specchiata rettitudine.
La presenza dell’iscrizione sul margine superiore della tela lascia pensare che il dipinto appartenesse in antico a un insieme più ampio volto alla devozione privata o, più probabilmente, a una serie di santi francescani o di dottori della Chiesa di destinazione conventuale ecclesiastica. Di recente resa nota da Francesco Petrucci e da Ferdinando Peretti (Ariccia 2013), l’opera costituisce una significativa aggiunta al catalogo romano di Mattia Preti, essendo databile su base stilistica entro il 1645. La fisionomia del Ministro francescano, qualificata da un vigoroso guercinismo, presenta analogie con quelle del Soldato di Rende e dell’Anchise della Fuga di Troia di Palazzo Barberini (scheda n. 10 ndr.), mentre la gamma cromatica smorzata e “lunare” – peculiare di numerose mezze figure realizzate dal Calabrese a partire dal quarto decennio del secolo-, fu ripresa dall’artista anche nelle composizioni più ambiziose che dipinse in quegli anni: il Miracolo di san Pantaleo (scheda n. 25 ndr.) – databile attorno al 1644-1646 – e il poco più tardo Cristo e la Cananea di Casa Colonna (scheda n. 617 ndr.).
Il dettaglio del libro aperto, con le righe di scrittura appena abbozzate, ritorna infine nell’Archimede (scheda n. 612 ndr.), e nel più caravaggesco Apostolo (scheda n. 614 ndr.) già in Portogallo, qui ricondotti al pennello del giovane Mattia.
Yuri Primarosa
In: Il Trionfo dei sensi – Nuova luce su Mattia e Gregorio Preti – a cura di Yuri Primarosa, De Luca Editori d’Arte, Roma 2018, p. 166
In: Il Trionfo dei sensi – Nuova luce su Mattia e Gregorio Preti – a cura di Yuri Primarosa, De Luca Editori d’Arte, Roma 2018, p. 166

