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Titolo: Testa di bambina con collana di corallo |
| Anno: 1645-1650 | |
| Tecnica: Olio su tela | |
| Dimensioni: 32 x 28,5 | |
| Città: Roma | |
| Collocazione: Gallerie Nazionali di Arte Antica |
Nella primavera del 2018, poco dopo aver preso servizio presso le Gallerie Nazionali di Arte Antica, sottoposi quest’opera all’attenzione del laboratorio di restauro di Palazzo Barberini, sospettando che potesse essere riferita a Mattia Preti. Non mi convincevano, infatti, le precedenti proposte attributive, che avevano avvicinato il quadro al bolognese Giovan Gioseffo Dal Sole (Gervasio 1936, p. 87), ai modi del teatino Giovan Battista Spinelli (Stephen Pepper, comunicazione orale) e a quelli del napoletano Antonio De Bellis (Alloisi 2001, pp. 56-57). La resa luministica della figura, costruita attraverso una sapiente modulazione dei toni bruni, meglio si accosta a mio avviso allo stile del Cavalier Calabrese, verosimilmente attorno agli anni 1645-1650. Inoltre, il naso piccolo e lievemente schiacciato della bambina, i suoi occhi allungati e le sue labbra carnose e dai contorni ben delineati rimandano ai tratti fisionomici tipici del pittore, riscontrabili ad esempio nella Veronica del County Musuem, nella Giuditta di Capodimonte e nella Vanitas degli Uffizi. Il dipinto mostra in modo lampante l’influsso della pittura di Giovanni Lanfranco su quella del giovane Preti, il quale, secondo padre Sebastiano Resta (1635- 1714), fu «per poco tempo [a bottega] sotto» l’artista emiliano (cfr. Nicodemi 1956, p. 281). Non sappiamo se Mattia fosse stato davvero uno «stimato scolaro del Lanfranchi» – come asserisce anche l’abate Antonio Pellegrino Orlandi (1704, p. 118) -, ma è certo, anche alla luce di questa piccola riscoperta, che il calabrese dovette studiare in modo molto approfondito le opere del maestro parmense.
L’eccellente intervento di restauro eseguito per l’occasione da Vega Santodonato ha restituito piena leggibilità al dipinto – già offuscato da una spessa patina di sporcizia e vernici ossidate-, avvalorando il riferimento al pennello di Mattia. Si tratta del solo volto di una paffuta bimbetta, girata di tre quarti verso sinistra con la bocca dischiusa e gli occhi rivolti al cielo, dai lineamenti simili a quelli della violinista dipinta dall’artista nell’Allegoria dei cinque sensi Barberini (scheda n. 266 ndr.). La ragazzina, fermata in un’espressione vagamente estatica, indossa una collanina di corallo, ritenuta al tempo un potente talismano contro le insidie dell’infanzia.
Dimenticata da quasi un secolo nei depositi di Galleria Corsini, la tela faceva parte ab antiquo della collezione del cardinale Neri Maria (1685 – 1770).
L’eccellente intervento di restauro eseguito per l’occasione da Vega Santodonato ha restituito piena leggibilità al dipinto – già offuscato da una spessa patina di sporcizia e vernici ossidate-, avvalorando il riferimento al pennello di Mattia. Si tratta del solo volto di una paffuta bimbetta, girata di tre quarti verso sinistra con la bocca dischiusa e gli occhi rivolti al cielo, dai lineamenti simili a quelli della violinista dipinta dall’artista nell’Allegoria dei cinque sensi Barberini (scheda n. 266 ndr.). La ragazzina, fermata in un’espressione vagamente estatica, indossa una collanina di corallo, ritenuta al tempo un potente talismano contro le insidie dell’infanzia.
Dimenticata da quasi un secolo nei depositi di Galleria Corsini, la tela faceva parte ab antiquo della collezione del cardinale Neri Maria (1685 – 1770).
Yuri Primarosa
In: Il Trionfo dei sensi – Nuova luce su Mattia e Gregorio Preti – a cura di Yuri Primarosa, De Luca Editori d’Arte, Roma 2018, p. 170 e s.
In: Il Trionfo dei sensi – Nuova luce su Mattia e Gregorio Preti – a cura di Yuri Primarosa, De Luca Editori d’Arte, Roma 2018, p. 170 e s.

