Volto di Cristo
Sanguigna su carta, mm. 116×90
XVII secolo (settimo decennio).
Valletta, National Museum of Fine Arts (Heritage Malta),
inv. 313-4

Impressionante non inizia a descrivere ragionevolmente il volto di Cristo squisitamente disegnato, che per primo aveva catturato l’attenzione di John A. Cauchi come appartenente alla mano di Mattia Preti. Linee applicate con sapienza, contorni ed ombre danno corpo non soltanto ad un volto fisico, ma rivelano uno stato spirituale. Sebbene in isolamento e privato del contesto corporeo, spaziale e narrativo, ciononostante il volto di Cristo emerge con un impatto emotivo. Ciò accredita la maestria di Preti, che ha reso possibile un’espressione così intensa con un’esecuzione essenziale ed uno straordinario controllo del medium sanguigna.
La funzione originale ed unica di questo e di altri disegni di Preti era soprattutto di aiutare il trasferimento su carta di ciò che l’occhio della sua mente poteva immaginare. Probabilmente non era destinato ad essere preservato, o almeno non per lungo tempo, in quanto faceva parte di un lungo ed impegnativo processo nella materializzazione di un progetto artistico, in questo caso una ambiziosa commissione, grande in scala ed in prestigio, quella del ciclo di dipinti sulla volta della Co-Cattedrale di San Giovanni a Valletta, completato tra il 1661 ed il 1666. Così, quando si guarda questo disegno del volto di Cristo, la grandezza del talento di Preti viene sempre più allo scoperto perchè egli ha messo tanta attenzione in questo disegno quanta nella versione finale ad olio, che si vede sul lato sinistro del terzo scomparto della volta, dove è rappresentato il “Battesimo di Cristo”.
Questo disegno concede anche la rara opportunità di avvicinarsi a tale compiuto disegno del Calabrese quando il volto dipinto di Cristo all’interno della scena religiosa del battesimo può per forza essere fruito soltanto da una considerevole distanza, come in ogni caso in fin dei conti venne progettato per essere visto.
La rapidità e certezza con cui le linee modellano il volto commovente di Cristo mostrano la capacità indiscussa di Preti. Ciò è confermato dall’acuta osservazione di Spike riguardo alle scene bibliche di Preti (che) emergono per la loro intensità e penetrazione dei loro ritratti psicologici, soprattutto di Cristo‘. Inoltre l’espressione facciale, con le sue labbra leggermente separate e le sopracciglia impercettibilmente aggrottate, comunica una profondità che riflette l’esigenza interiore di ricevere il Sacramento del Battesimo. Come tipico nell’arte del Diciassettesimo Secolo, l’angolo di ‘sotto-in-su’ di tre quarti della testa di Cristo è uno di quelli che Preti adottò di frequente. Egli sembra averlo riservato per quei casi in cui gli atteggiamenti di preghiera, docilità e umiltà , come possibilmente dettato dal soggetto, erano resi meglio leggibili da questa inclinazione e sollevamento della testa dei principali protagonisti. Vergogna e pentimento orbitano intorno alla testa del figliol prodigo in “Il ritorno del Figliol Prodigo” (Museo Archeologico, Reggio Calabria [*], metà anni Settanta del Seicento)”. Il San Sebastiano martirizzato nei dipinti al Museo di Capodimonte, Napoli (circa 1660) e nella Chiesa di Sarria, Floriana (1677-9) solleva la sua testa con una certa devozione, in una maniera simile a quella del Cristo disegnato. Con il suo volto girato e sollevato in un modo simile, San Giovanni è consumato dalla visione della Madonna del Pilar (Cappella della Lingua di Castiglia e Portogallo, Cattedrale di San Giovanni, Valletta, primi anni Sessanta del Seicento). L’assoluta umiltà emanata dall’estasiata espressione del viso di San Paolo l’Eremita nell’eponimo dipinto (The Cleveland Museum of Art, Cleveland, Ohio, 1662-4) è straordinaria. Preti sceglie lo stesso angolo e scorcio per la testa della figura inginocchiata di San Giovanni il Battista in un altro disegno preparatorio a sanguigna del suo ruolo finale nel dipinto nell’abside “Gloria di San Giovanni il Battista” (1661) nella Co-Cattedrale di San Giovanni. Questa inclinazione della testa ha offerto anche la superficie ottimale sulla quale la luce ha potuto atterrare in modo efficace, in questo modo scolpendo il viso e portando la sua espressione in rilievo.
Nonostante il fatto che potrebbe essere un passo preliminare nel percorso creativo, e nonostante sia il risultato delle riflessioni di Preti, determinate da esigenze tecniche e compositive, il disegno del volto di Cristo ha ancora una completezza perchè rende in maniera così convincente sia un superficiale che un pù intimo profondo stato d’animo e di spirito. Tuttavia questo disegno è ben oltre l’iniziale fase di un ‘primo pensiero’ o di uno ‘stato di abbozzo“. E’ passato il punto di preoccupazione con temi di composizione, unità olistica ed armonia, che allora possibilmente richiedevano l’uso di sanguigna ed acqua la cui fluidità permetteva un rapido trasferimento su carta. Esso rappresenta la fase cruciale in cui Preti rifinisce certi dettagli come ombre, modulazione della luce e modulazione per iniettare vita nel volto di Cristo dando anche forma a pensieri astratti di fervore religioso. In realtà Preti ora si affida alla dura ma morbida punta della sanguigna per delineare il volto del Santissimo, per applicare fitte linee per le ciocche di capelli ondulati, per definire gli occhi delicati, il naso e la bocca e per ombreggiare quelle aree che simultaneamente accentuano le parti evidenziate. Sia che sia stato prodotto sul posto o in studio come un ripensamento o una revisione di un concetto, esso rimane una testimonianza del fatto che Preti è annoverato tra i più grandi disegnatori di tutti i tempi, un risultato che aiuta a rivelare la sua eminente maestria.
Addossandosi l’enorme progetto della volta della Co-Cattedrale di San Giovanni nell’arco di cinque anni, Preti aveva inesorabilmente lavorato le sue idee ripetutamente e rimuginato su differenti soluzioni visive fino a quando finalmente si evolsero e maturarono in ottimi risultati.
Inoltre il lavorare ‘in situ’, che presentava la parte più grossa dei vincoli e delle complicazioni, era totalmente un altro paio di maniche rispetto al lavorare all’interno delle comodità del suo studio; anche se Preti aveva a quell’epoca la preziosa esperienza delle commissioni dei dipinti dell’abside e del soffitto che aveva intrapreso con successo per San Biagio, Modena (1651-2), San Pietro a Majella, Napoli (1657- 8), San Domenico a Soriano, Napoli (1656-60) e per la Stanza dell’ Aria a Palazzo Doria Pamphilj, Valmontone (1660-1). In vista di tutto ciò quindi, il fascino del disegno di Cristo a sanguigna è accresciuto in quanto può essere messo in stretta relazione con la sua controparte dipinta ad olio su pietra. Sarebbe plausibile presupporre che quando Preti fece questo disegno del ritratto di Cristo egli si trovasse ad una fase avanzata della sua ‘invenzione’: era allora pienamente concentrato sul catturare non soltanto un’immagine fisica di Cristo, ma piuttosto il devoto sentimento articolato attraverso le sfumature che danno corpo al volto di Dio fatto Uomo.
* Oggi alla Pinacoteca Civica di Reggio Calabria (ndr)
Bernardine Scicluna
MATTIA PRETI 1613-2013 Della Fede e Umanità, Abramo, 2013 pg. 52-54
(Vedi anche le schede D5 e D12)
