Studio per Sant’Andrea nell'”Ecce Agnus Dei”
Sanguigna su carta, mm. 405×260
XVII secolo (settimo decennio)
Valletta, National Museum of Fine Arts (Heritage Malta),
inv. 307-8
Chiazze di pittura scura e poche macchie d’olio sparpagliate sulla carta sono indicative dell’ampio utilizzo di questo disegno e della sua collocazione all’interno di un movimentato studio artistico o di un ambiente in loca.
Le macchie di ruggine ed i segni delle pieghe, evidenza ulteriore delle pressioni fisiche a cui la carta è stata sottoposta, non distolgono dai raffinati studi disegnati a sanguigna, consistenti in una testa ed una figura maschile. La figura intera è senza dubbio l’antesignana di Sant’Andrea nella scena in cui San Giovanni il Battista attira l’attenzione verso il Messia mostrato in lontananza sullo sfondo. Nella Co-Cattedrale di San Giovanni questo è rappresentato sul lato nord del secondo scomparto ed è il momento in cui il Santo Patrono dell’Ordine pronuncia con timore ed eccitazione, “Ecce Agnus Dei” (“Ecco l’agnello di Dio”).
Come in altri disegni di figura individuale di Preti in cui la narrazione visiva è assente o appena accennata, il linguaggio del corpo del santo è così vivace che compensa virtualmente lo sfondo desolato. La sua espressione del viso ed i suoi gesti sono molto eloquenti: braccia spalancate, mani e dita aperte, sorpresa e perplessità evidenziate dalla bocca corrucciata leggermente aperta combinata con l’inclinazione in avanti dell’intero corpo arrestato nel suo incedere comunicano nell’insieme una reazione emotiva.
Preti, … nel disegno dei corpi … coglie la funzione dinamica in rapporto allo spazio e alla tensione fisica. Nonostante lo stato preparatorio del disegno del santo, esso è già stato fatto su misura per la suddetta scena secondo il vangelo di San Giovanni Evangelista. Preti quindi porta alla vita questa figura, sebbene in isolamento e priva di qualsiasi contesto narrativo, ma evidentemente ed in modo deciso in rapporto allo spazio e alla tensione fisica dell’iconografia che questa narrazione biblica necessita.
Preti seleziona per il santo un angolo ed una posa nelle quali le sue abilità nello scorcio vengono prevedibilmente allo scoperto con successo. Nel disegno l’articolazione delle mani e delle dita è uno studio di per sè e merita veramente un elogio. Egli riesce, senza apparente sforzo e con un minimo uso di linee, a caricare la figura di un grande sentimento. Il suo corpo dinamico esprime chiaramente la sua risposta alle parole del Battista. Chiaramente qui le preoccupazioni di Preti erano precisamente esprimere la condizione interiore del santo attraverso una dichiarazione fisica. Infatti, sebbene i capelli, la barba, la testa di profilo ed una pesante toga siano stati eseguiti con estrema sensibilità – attenuando ed ispessendo i contorni come la postura richiede – Preti dedica solo rade linee tratteggiate ad indicare dove deve cadere meno luce. Non si tratta del fatto di attribuire secondaria importanza al gioco di luce ed ombra, il cui ruolo manipolatorio era profondamente radicato nella personalità artistica di Preti. Si tratta piuttosto del fatto che egli era alla ricerca della potenza espressiva del corpo umano. Anche il trattamento del mantello di Sant’ Andrea svolge una parte cruciale in questo: esso non avvolge semplicemente il corpo del santo, in questo modo definendo il suo volume e la sua presenza, ma la sua qualità piuttosto agitata sembra anche rinforzare il suo stato di stupore.
Mentre il corpo dell’intera figura alla fine trovò la propria collocazione nella scena dello scomparto, sembra che la seconda testa sia quella che abbia soddisfatto maggiormente l’obiettivo artistico di Preti, in quanto si associa in maniera molto vicina al viso del Sant’Andrea dipinto. Guidato dalle sue eccezionali capacità artistiche e dal suo altamente rifinito talento grafico, e senza dubbio dalla sua fervida ed insaziabile immaginazione, Preti sperimentò in maniera costante varie possibilità visive fino a che toccò il tasto giusto. Niente meglio dei suoi schizzi e dei suoi disegni può seriamente riflettere questo. Inoltre, quando si esamina[no] maggiormente nel dettaglio le opere preparatorie che erano destinate ad evolversi in specifiche commissioni, o che rimasero una puntualizzazione della idea … una espressione che non ha ancora trovato la forma definitiva, soprattutto quelle che affrontano lo stesso tema o tipo di figura, ciò viene alla luce ancora di più. Così l’osservare accuratamente lo studio della testa per il progetto della Co-Cattedrale di San Giovanni a fianco, per esempio, del commovente disegno a sanguigna della ‘Testa di un uomo vecchio’ (Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi, Firenze), consolida l’abilità di Preti ad inventare varianti sul tema del dignitoso uomo con barba, che egli invitò a rappresentare apostoli o patriarchi. Abbandonare il presupposto che lo studio di testa individuale sia stato la scelta finale di Preti per Sant’Andrea può portare ad un’interessante osservazione. Preti ha riconosciuto il valore compositivo ed espressivo di accoppiare i suoi astanti, sia che fossero testimoni dell’esecuzione di un martire o discepoli di Cristo o che echeggiassero i reali osservatori che fisicamente avevano osservato un dipinto. Oltre a servire da “repoussoirs” per direzionare gli occhi dell’osservatore verso ed attraverso i canali essenziali della composizione, queste coppie di figure servono spesso a fornire enfasi visiva, o bilanciamento, se non una diametrale opposizione, in questo modo intensificando la teatralità ed il contenuto emotivo del dipinto. Ritornando alla scena dell’ “Ecce Agnus Dei”, la reazione di Sant’Andrea sembra essere energicamente proiettata più in là dalla seconda figura che gesticola con foga. La sua è una più manifesta ed in qualche modo esagerata risposta, così che egli risulta così esasperato come Sant’Andrea è, in confronto, contenuto. Quindi la tentazione di chiedersi se la testa che accompagna la figura intera fosse in realtà l’origine di una seconda figura è inevitabile. Se così fosse tuttavia Preti ebbe allora altri pensieri, in quanto spostò la figura che accompagna verso un più vantaggioso posto, come il dipinto finale indiscutibilmente testimonia.
Bernardine Scicluna
MATTIA PRETI 1613-2013 Della Fede e Umanità, Abramo, 2013 pg. 48-50
E’ la figura di vecchio a sinistra nella scena dell’Ecce Agnus Dei della Cattedrale di San Giovanni e La Valletta
Luigi Tassoni, MATTIA PRETI E IL SENSO DEL DISEGNO, Moretti & Vitali, Bergamo, 1990
