Figura di angelo reclinata,
Sanguigna su carta,
256×400 mm,
XVII secolo (settimo decennio),
Valletta, National Museum of Fine Arts (Heritage Malta),
inv. 309-10

L’angelo leggermente di ‘sotto-in-su’ che guarda verso l’alto è arrampicato su un gradino sopraelevato suggerito dalla linea orizzontale che corre attraverso il foglio di carta. Una testa ed un collo proteso così fortemente scorciati, insieme alla tensione nel braccio destro di supporto che solleva la parte superiore del corpo, il tutto serve ad aumentare l’attirata attenzione dell’angelo, probabilmente rivolta ad una visione celestiale o alla culminante attuazione di una narrazione religiosa. Nonostante la nudità dello sfondo, l’angelo da solo è in grado di trasmettere una sufficiente sensazione di attesa sospesa, in quanto partecipa di ciò che non viene visto. Uno non può fare a meno di notare che ciò che è stato con un certo tatto predisposto è passato da delineazioni sottili a spesse, e che le linee tratteggiate hanno creato una fitta ombreggiatura. Laddove il tono naturale della carta è stato lasciato esposto è ora mutato nell’illuminazione intensa che modella parte del viso, del collo e delle stoffe che si muovono nervosamente. A causa del fatto che questo disegno a sanguigna è in definitiva una concentrazione su una singola grande forma, il suo unico scopo di studio scorciato … [e di] … dimostrazione della distribuzione di luce e buio attraverso la figura‘ è davvero corretto”.
Identificata come un angelo soltanto attraverso le ali appena visibili, questa figura divina non può essere messa in connessione con nessuno degli angeli o serafini nella volta della Co-Cattedrale di San Giovanni. Tuttavia è conforme in ogni singolo aspetto tecnico ai disegni di Preti per San Giovanni, Valletta, Prendendo in considerazione i numerosi angeli che popolano le scene di Vita del Battista, l’attinenza tematica di questo disegno a sanguigna con la commissione di Valletta è indiscussa. E’ inutile compararlo con un esatto o simile equivalente in pittura, dal momento che ciò non diminuirebbe la sua importanza, ma piuttosto va applaudito come una delle sperimentazioni artistiche di Preti prodotte in abbondanza. E’ un fatto risaputo che i disegni di Preti, che possono essere abbastanza complessi, potevano essere studi preparatori, o studi elaborati per specifici lavori finali, o idee spontanee messe su carta che potevano poi essere accantonate, riprese per una revisione ed un ulteriore sviluppo, o poste in un limbo temporaneo fino a quando non erano mature per un particolare progetto o composizione, Più precisamente Preti intuisce che il disegno è un mezzo di esplorazione nella trasposizione sul foglio, è un‘indagine che porta quasi a sprofondare in esso, è la ricerca di una profondità spaziale … .
Nella volta di San Giovanni gli angeli sollecitano attenzione e supportano con grazia le figure principali, gli stemmi o le nuvole. Altri assumono una minore importanza, ma ciononostante contribuiscono all’impatto d’insieme della composizione. I piccoli angeli musicanti che spuntano fuori dal bordo inferiore della “Gloria di San Giovanni il Battista” dell’abside sono tra questi quasi trascurati attori in questo teatro visivo. La loro presenza e posizione serve ad accrescere l’illusione ottica che offusca i confini tra l’architettura fisica della chiesa e l’apoteosi all’interno del celeste (ma dipinto) regno. Avendo in mente questo coro di angeli musicanti, l’angelo disegnato da Preti potrebbe facilmente risultare come un potenziale candidato per l’inclusione in questa composizione absidale. La sua posa ‘di sotto-in-su’, con il volto rivolto verso l’alto ed una posizione elevata su uno scalino o un ballatoio” (forse corrispondente al limite inferiore della composizione) risponde ai requisiti visivi ‘in vigore’ non soltanto per gli angeli musicanti dell’abside, ma anche per i molti che furtivamente e scherzosamente si sporgono dall’architettura fittizia della volta.
Non ci sono stati una posa figurativa o un punto di vista, sospesi nell’aria o a terra, che Preti non sia stato in grado di catturare, e questo può essere testimoniato nel migliore dei modi dai suoi ambizioni lavori da soffitto. Essi mostrano l’ampia gamma di soluzioni visive di Preti sperimentate con successo e testate in differenti possibilità spaziali. Certamente faceva molto affidamento sull’esercitarsi e sullo sfruttare le proprie idee appieno attraverso il medium del disegno. Senza dubbio l’esecuzione a sanguigna dell’angelo è una delle miriadi di idee che non hanno mai lasciato veramente la tavola da disegno, ma è il seme vitale per la fioritura di altre. Che Preti fosse decisamente esperto nella rappresentazione di angeli è un eufemismo, soprattutto quando si considera anche solo il dipinto ad affresco nella volta “Concerto di angeli”, che gli venne affidato per la Chiesa di San Biagio a Modena, completato circa 10 anni prima dell’inizio dei dipinti per la volta della Co-Cattedrale di San Giovanni. Preti aveva preparato molti ‘bozzetti’ e disegni preliminari per la commissione di Modena prima di trasformarli nelle quasi definitive ideazioni su tela per guidarlo mentre lavorava sul ponteggio'”. L’uso delle ‘macchie’ (disegni ad olio) non venne ripreso nuovamente quando Preti intraprese la sua ‘magnus opus’ a San Giovanni. Ciò quindi potrebbe associare più chiaramente il disegno dell’angelo alle prove artistiche ed alle fasi dietro le quinte della commissione di Valletta. Il collegamento diventa più saldo attraverso le sue affinità stilistiche con altri studi sicuramente mirati per San Giovanni, in particolare “San Zaccaria” (Cabinet des Dessins, Louvre, Parigi)” e “San Nicasio” (Ashmolean Museum, Oxford). Questa connessione è sempre più garantita ancora da un altro studio a sanguigna (Hessisches Landes Museum, Darmstadt) che rappresenta due angeli in adorazione indubbiamente identificati come i due che accompagnano S. Elisabetta nel secondo scomparto”.
Molte volte emerge una sensazione di ‘dejà vu’ quando si esamina un disegno di Preti e nel caso del disegno a sanguigna dell’angelo questo è molto pertinente. Supponendo che esso sia contemporaneo alla commissione della Co-Cattedrale di San Giovanni, la parte superiore dell’angelo potrebbe trovare il suo antecedente non così distante in un altro che compare in un lavoro precedente. Si tratta dell’angelo in volo che fa da ponte tra la visione paradisiaca dell’Immacolata Concezione ed il lugubre scenario Napoletano infestato dalla peste nel ‘bozzetto’ ad olio di uno degli affreschi ex-voto delle Porte della città di Napoli (Museo di Capodimonte, Napoli, 1656-60). Sebbene un’immagine allo specchio, la testa piegata verso l’alto e l’angolo delle ali dell’angelo nel ‘bozzetto’ di Napoli hanno una forte affinità con quelle materializzate a sanguigna.
Una prospettiva scorciata, associata ad un punto di vista dal basso che praticamente divenne sinonimo di Preti, viene regolarmente impiegata nel disegno a sanguigna dell’angelo. Ciò alimenta anche la possibilità che l’angelo fosse destinato al soffitto o al massimo ad un dipinto su tela da essere appeso ad un livello più alto. Tuttavia questo sistema compositivo è quasi onnipresente, in gradi variabili, anche nei dipinti verticali di Preti. Durante la sua carriera Preti fu devotamente innamorato del genere di ‘sotto in su’ del Veronese e delle sue emblematiche diagonali teatralmente intense, in quanto contribuivano alla sua propensione ad una manifestazione teatrale. Sebbene solo, l’angelo a sanguigna trasmette quello stesso senso di attesa implicito a quella pacata forza che cresce attraverso il suo partecipe corpo sapientemente rappresentato.
Bernardine Scicluna
MATTIA PRETI 1613-2013 Della Fede e Umanità, Abramo, 2013 pg. 56-59
(Vedi anche le schede D6 )
