D21 – Dio Padre circondato da angeli

Dio Padre circondato da angeli
Sanguigna, mm. 418×380
1651-1652
Parigi Museo del Louvre, Gabinetto dei disegni,
inv. 9588

Si tratta di un foglio appartenuto alla collezione privata di Johnathan Richardson (1667-1745), poi acquisito dal Louvre, recante sul montaggio il nome del pittore Giacinto Brandi, annotato dal collezionista stesso, il quale oltre all’iscrizione! “Cavaliero Giacinto Brandi was the best scolar of Lanfranco”, ha impresso il proprio timbro, contrassegnato da una piccola erre maiuscola, sul recto del foglio in basso a destra. Questo disegno, raffigurante Dio padre fra angeli, è stato ragionevolmente identificato come studio preparatorio per la realizzazione del gruppo della Trinità , visibile nella parte terminale della cupola della chiesa del Carmine a Modena, oggi intitolata a San Biagio.

Il complesso ciclo decorativo modenese, che comprende la Trinità  con la Vergine e i Santi Carmelitani in paradiso nella cupola, il Concerto di angeli sulla volta dell’abside e i quattro Evangelisti sui pennacchi, è stato realizzato da Mattia Preti tra l’ottobre del 1651 e la primavera dell’anno successivo. Nello stesso arco di tempo, egli affresca la cappella delle Reliquie nel Duomo, della quale, purtroppo, non resta più nulla dopo i rifacimenti ottocenteschi.

Assimilando la monumentalità  del Lanfranco e la severa classicità  del Domenichino, da cui trae il decoro, Mattia Preti crea sulla cupola grandi semicerchi concentrici di nuvole sulle quali realizza le figure, rappresentate con grande dinamicità  e vigore plastico, in varie posture ed arditi sottinsù. Ormai maturo artisticamente, egli manifesta appieno il suo linguaggio pittorico, definito da Mariella Utili uno stile eclettico «plasticoluminoso», il cui elemento più caratterizzante è appunto la luce, una luce morbida e diffusa alternata a zone d’ombra, che mette in evidenza i contorni, le forme e il colore, esaltandone il movimento frenetico delle figure. Come sottolinea John Thomas Spike, quella modenese «è una delle sole committenze ricevute per la decorazione con affresco di una cupola» e tra l’altro, secondo quanto ci riferiscono le fonti, l’inizio dei lavori non fu facile, poichè in un primo tempo Preti fu accolto con molta diffidenza da parte dei carmelitani. Ma nonostante il difficoltoso avvio, l’abilità  compositiva e pittorica espressa nell’impresa fu molto apprezzata e riscosse un enorme successo, lasciando una significativa impronta anche nella pittura locale.

L’opera grafica che si esamina, messa in rapporto con la versione pittorica di Modena, è sicuramente uno studio definitivo, poichè presenta molte rispondenze, seppure con qualche lieve variante. Gli angeli sono riprodotti con le stesse fattezze, così come la figura di Dio padre, raffigurato di tre quarti seduto su nuvole, in arditissimo scorcio, con la lunga barba bianca, il braccio destro proteso verso il basso e la mano sinistra sul globo.

Il gioco chiaroscurale, il segno leggermente sfumato e l’ampio uso del tratteggio sugli arti e sulle vesti, sono elementi caratteristici dello stile grafico di Preti, il quale in questo studio raggiunge una suggestiva plasticità  ed un sorprendente effetto dinamico, pur avendo utilizzato la sola tecnica della sanguigna. Il metodo operativo, senza dubbio accademico, da lui adottato durante la complessa elaborazione del progetto che avrebbe portato alla realizzazione effettiva dell’impresa decorativa modenese, è testimoniato oltre che dal nostro disegno, da un folto numero di bozzetti, studi preliminari e studi preparatori, oggi sparsi in vari musei, dal cui confronto stilistico sono scaturite non poche rispondenze. Come è stato già  stato più volte sottolineato, i volti e la disposizione delle figure del disegno del Louvre, ritornano nella Figura di vescovo e altre figure del Metropolitan Museum Of Art Roger Fund di New York – realizzate sul verso del foglio – e ancora, l’analoga impostazione si ritrova in un foglio del Royal Museum of Fines Arts di Copenaghen; la ripetizione tipologica è stata ritrovata anche nella pittura, e precisamente, nel Padre etrno della lunetta absidale della Co-Cattedrale di San Giovanni alla Valletta, realizzato nel 1661, a distanza di dieci anni dagli affreschi di Modena.

Marina Ameduri
MATTIA PRETI  1613-2013 Della Fede e Umanità, Abramo, 2013 pg. 44-45


Lo studio, in antico appartenuto alla collezione Richardson al quale apparteneva anche lo Studio di profeta seduto, oggi al Museo Puskin di Mosca (Aosta 1992, p. 140, n. 51), è preparatorio per il gruppo con il Padre Eterno in piviale vescovile ed angeli per la parte terminale della cupola della chiesa del Carmine a Modena, poi intitolata a San Biagio ove il pittore raffigurò il Paradiso, la Trinità  con la Madonna e larcangelo Gabriele e i santi Pietro, Paolo, Bartolomeo fra angeli e putti. La traduzione in bozzetto, pubblicato dal Causa fin dal 1947 (pp. 36-37, n. 21) attesta la pressochè definita elaborazione del tema.

Meglio circoscritto il tempo di Modena nell’ attività  del Preti alla luce di nuove scoperte documentarie: nel 1651 l’artista interviene nella riprogettazione decorativa della chiesa, ristrutturata a partire dal 1649. Nello stesso anno esegue gli affreschi, ormai perduti, nella cappella delle Reliquie in Duomo. Con la recente rideterminazione della cronologia napoletana, i lavori devono considerarsi ultimati nel 1652

Il linguaggio del Preti si risolve, ora, in un distacco dal cortonismo di modello agli affreschi del ciclo di Sant’Andrea della Valle, per un’aderenza – frutto di maturazione personale – alle soluzioni del Correggio e del Lanfranco in area emiliana.

Nel piccolo nucleo di disegni relativi alla decorazione, […], può stimarsi la maniera barocca del disegnatore napoletano che ne fanno personalità  distinta all’interno del panorama della cultura figurativa meridionale. Alla decorazione di Modena sono stati riferiti anche uno Studio di angelo, quello che appare a san Girolamo, in collezione Embiricos a Londra e il Gruppo di figure: santi e angeli nel recto e Schizzi per figure nel verso del foglio al Metropolitan Museum di New York (Vitzthum 1971, p. 89, fig. 19 e Ippoliti, in Strinati – Marini – Ippoliti 1991, p. 253, nn. 15, 15a e 16).

E’ stata già  sottolineata l’affinità  di posa del Padre Eterno nel foglio del Metropolitan Museum di New York con Figura di vescovo e santi (Tassoni 1990, p. 13 e n. 54) e nel disegno al Royal Museurn di Copenaghen. La figura è stata ritenuta una prima idea per il san Gennaro negli affreschi sulle porte della città  di Napoli (Ippoliti, in Strinati – Marini – Ippoliti 1991, pp. 254-255, nn. 20,20a) La ripetizione tipologica si ritrova ancora nella pittura della lunetta absidale della Co-Cattedrale di San Giovanni a La valletta, per il Padre Eterno.

A distanza di anni, quindi, il Preti riutilizza una stessa immagine e, dunque, una stessa ispirazione, in obbedienza alla continuità  del valore del disegno.

Rossana Muzii, Mattia PRETI tra Roma, Napoli e Malta, Electa Napoli, 1999  


Lo studio, attribuito in passato al Brandi, si riferisce in effetti alla cupola di San Biagio a Modena.

Luigi Tassoni, MATTIA PRETI E IL SENSO DEL DISEGNO, Moretti & Vitali, Bergamo, 1990