Angeli e santi (recto) – San Matteo, san Marco, san Luca (verso)
Matita nera, sanguigna, acquarello rosso su carta
mm.418×278
Napoli, Museo di Capodimonte
Gabinetto dei disegni e delle stampe
Inv. 140
Un’iscrizione tuttora leggibile sul verso, in basso a sinistra, collega i disegni agli affreschi della cupola di San Domenico Soriano a Napoli, e tale indicazione, probabilmente apposta dal collezionista – che secondo studi recenti potrebbe essere padre Sebastiano Resta – è stata unanimemente accettata dalla storiografia artistica, fino a quando Raffaello Causa, sulla base di un puntuale raffronto stilistico, non li ha identificati come studi preparatori per la decorazione della volta e dei pennacchi della Chiesa di Santa Maria del Carmine di Modena, oggi intitolata a San Biagio. La data di esecuzione di questo importante ciclo pittorico è stata chiarita nel 1998, grazie ad un importante documento ritrovato da Giorgia Mancini presso l’Archivio di Stato di Modena, dal quale si è appreso che l’esecuzione dell’intero ciclo di affreschi è avvenuta tra l’ottobre del 1651 e la primavera del 1652. Ciò che emerge osservando i disegni presenti sul foglio conservato a Napoli, disposti in maniera casuale e disordinata sul verso e sul recto, è l’immediatezza e l’estemporaneità del processo creativo di Mattia Preti, vista la presenza di figure singole o di gruppi realizzati di getto, con un numero ridotto di linee, prova della sua straordinaria capacità di analisi e di sintesi; accanto a queste figure appena accennate, a volte intuibili solo da pochi elementi distintivi, vi sono soluzioni compositive molto più complesse, studiate e meditate sulla carta. E infatti, sul recto del foglio, in alto, si individua un angelo dalle forme ben definite e in ardito scorcio, che regge il drappo del vessillo di Sant’Orsola, la cui sagoma è a stento percettibile; al centro vi è il gruppo dell’angelo organista con i cantori, in matita nera, appena delineato nei contorni; mentre rispettivamente a destra e a sinistra di quest’ultimi una coppia di angeli seduti su nuvole ed un rapido appunto per il San Matteo; in basso, rasente al margine del foglio, infine, vi è un gruppo di angeli su nuvole e gli evangelisti Matteo e Marco, distinguibili dai loro tradizionali attributi iconografici.
Sul verso, invece, oltre alle immagini di San Marco, San Luca e San Matteo abbozzati con tratti rapidi nello spazio ristretto dei pennacchi, con particolare attenzione alla loro posizione sulle nuvole e agli angeli che li attorniano, vi è al centro un San Girolamo ed in alto un Padre Eterno eseguito con matita nera. Ogni singola figura sopra descritta trova una rispondenza, seppure minima, in alcuni personaggi che affollano la cupola o nei santi dei pennacchi, a volte si tratta di piccoli dettagli, come nel caso degli evangelisti, colti nella stessa positura della versione grafica, ma in altri casi le rispondenze sono più nette, specie nell’angelo organista, o in quello che regge il vessillo di Sant’Orsola, riprodotti sull’affresco con poche varianti. L’abile utilizzo della matita nera, della sanguigna e dell’acquarello espresso da Mattia Preti in questo, come in altri studi, deriva dalla sua formazione accademica alla quale si deve anche l’uso di un metodo di lavoro schematico, che procede per gradi, da semplici schizzi e intuizioni a studi pressochè definitivi, ma nonostante ciò, l’estro creativo di Mattia Preti non rimane mai ingabbiato e vincolato al progetto finale, ma anzi, è aperto a continue modifiche, anche in corso d’opera. La lettura stilistica offerta da Raffaello Causa, inoltre, condivisa e più volte richiamata dagli studiosi successivi, inserisce questi disegni nell’orbita culturale barocca, poichè chiaramente influenzata dalla maniera berniniana, sia per l’ariosità delle pose e la resa plastica dei corpi e sia per la vivace carica espressiva, alla quale si aggiunge il forte richiamo alla cultura emiliana e in particolare ai modi del Lanfranco, la cui adesione è molto più evidente negli affreschi.
Marina Ameduri
MATTIA PRETI 1613-2013 Della Fede e Umanità, Abramo, 2013 pg. 34
(recto)
Come ha riconosciuto Raffaello Causa per questo e per gli altri studi che di seguito pubblichiamo, si tratta di una importante documentazione relativa agli affreschi per la cupola di San Biagio a ‘Modena.
In questo foglio è studiata dal Preti la figura dell’angelo organista con i cantori, l’insieme dei putti, e la figura del putto che reca il drappo del vessillo di Sant’Orsola. Abbozzate qui anche le figure dell’evangelista Marco e due riflessioni per San Matteo.
(verso)
La figura di San Matteo è qui maggiormente precisata, con accenni, in basso al foglio, alle figure di San: Marco e San Luca.
Luigi Tassoni, MATTIA PRETI E IL SENSO DEL DISEGNO, Moretti & Vitali, Bergamo, 1990
Ancora la stessa irrequietezza del segno, il nervoso coagularsi dell’idea preliminare distinguono questi schizzi nel recto e nel verso del disegno della raccolta napoletana al’interno della produzione nota del maestro. Sicchè, oltre a testimoniare il momento iniziale del processo creativo che sottende la decorazione della cupola di San Biagio, i fogli sono preziosi documenti di quel metodo di lavoro, che era esercizio abituale del pittore.
In alto, il putto regge il drappo del vessillo di sant’Orsola, librandosi nella massa d’aria, tra nuvole, in una posa che sarà ripetuta a distanza d’anni per analoghe figure, e putti e ghirlande d’angeli poi, non tradotti in versione pittorica; il gruppo con l’angelo organista centrale e i cantori, semplificato nell’affresco, studi ripetuti per il san Matteo, uno studio per il san Marco sul recto; studi per il san Matteo, per il san Marco e per il san Luca, un appunto per il san Girolarno e per il Padre Eterno, sul verso.
Lo studio per la sola figura del san Matteo, ripetuta in dettaglio, per ben sette volte, dapprima col solo contorno, poi macchiato a sanguigna, poi velato all’acquerello, denota l‘iter creativo travagliato per la sua concezione compositiva.
Uno studio attribuito all’artista per gli evangelisti (san Marco?) dei pennacchi nella cupola modenese, ma con incertezza di contorno e superficiale studio luministico, è comparso all’asta di Sotheby a New York del 27 gennaio 1999.
La Refice pubblica un bozzetto di collezione privata per il gruppo con la santa Cristina, distinguendo l’armonia e l’impasto cromatico, di derivazione veneta, della stesura e l’autonomia di linguaggio tanto più compiute rispetto alla realizzazione a fresco (Refice Taschetta 1954, p. 144 fig. 5)
Rossana Muzii, Mattia PRETI tra Roma, Napoli e Malta, Electa Napoli, 1999, pag. 213
