![]() |
Titolo: San Publius, primo vescovo di Malta |
| Anno: 1668 -1669 | |
| Tecnica: Olio su tela | |
| Dimensioni: 79×59 | |
| Città: Malta | |
| Collocazione: Collezione privata |
Questa tela scoperta di recente in una collezione privata è una vigorosa opera autografa di Preti databile al primo decennio del periodo maltese. La provenienza iniziale del dipinto non è nota e non esistono documenti a esso collegabili. È plausibile che le sue dimensioni siano state ridotte da un originale più grande, tuttavia anche questo dato deve essere ancora adeguatamente studiato poiché le misure e il formato della tela ricorrono in altri dipinti dell’artista; ne è un esempio il San Gregorio taumaturgo conservato in una collezione privata.
Il dipinto raffigura un anziano santo vescovo con la barba bianca e indosso un pesante piviale episcopale, che si volta lievemente sollevando lo sguardo verso una sorgente di luce. Nel corso degli anni sessanta e settanta del Seicento l’artista utilizza spesso la tipologia del “volto illuminato”, evidente in numerosi dipinti quali San Francesco Saverio nella cappella di Aragona nella Co-Cattedrale di San Giovanni, San Giacomo nella cappella di Castiglia della stessa concattedrale, Sant’Angelo e Sant’Alberto di Trapani nella chiesa di Nostra Signora del Carmelo a La Valletta e nelle figure di santi della chiesa di Sarria, per citare solo alcuni esempi. Queste opere testimoniano come tale espediente compositivo fosse diventato un punto fermo nella rappresentazione pretiana dei santi.
La spontaneità della pennellata – particolarmente ampia nel trattamento del piviale – e il pigmento applicato in strati spessi permettono di inserire perfettamente l’opera in questa fase della produzione di Preti, come conferma anche l’impiego dell’imprimitura nel cielo sullo sfondo e la perfetta integrazione del ritratto a mezza figura nel formato verticale del dipinto.
Il dipinto raffigura un anziano santo vescovo con la barba bianca e indosso un pesante piviale episcopale, che si volta lievemente sollevando lo sguardo verso una sorgente di luce. Nel corso degli anni sessanta e settanta del Seicento l’artista utilizza spesso la tipologia del “volto illuminato”, evidente in numerosi dipinti quali San Francesco Saverio nella cappella di Aragona nella Co-Cattedrale di San Giovanni, San Giacomo nella cappella di Castiglia della stessa concattedrale, Sant’Angelo e Sant’Alberto di Trapani nella chiesa di Nostra Signora del Carmelo a La Valletta e nelle figure di santi della chiesa di Sarria, per citare solo alcuni esempi. Queste opere testimoniano come tale espediente compositivo fosse diventato un punto fermo nella rappresentazione pretiana dei santi.
La spontaneità della pennellata – particolarmente ampia nel trattamento del piviale – e il pigmento applicato in strati spessi permettono di inserire perfettamente l’opera in questa fase della produzione di Preti, come conferma anche l’impiego dell’imprimitura nel cielo sullo sfondo e la perfetta integrazione del ritratto a mezza figura nel formato verticale del dipinto.
J.B.
Mattia Preti tra Caravaggio e Luca Giordano – Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo (MI), 2013
Mattia Preti tra Caravaggio e Luca Giordano – Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo (MI), 2013

