270 – Incredulità di San Tommaso

  Titolo:   Incredulità di San Tommaso
Anno:  1635 – 1640
Tecnica: Olio su tela
Dimensioni: 123×173
Città:  Genova
Collocazione:   Musei di Strada Nuona – Palazzo Rosso
Il Vangelo di Giovanni racconta di tre apparizioni di Gesù risorto agli apostoli (20, 19-29; 21, 1-14). Per due volte Egli venne a porte chiuse nel luogo in cui si trovavano i discepoli; poi apparve loro sul mare di Tiberiade, all’indomani di una pesca infruttuosa. L’episodio qui raffigurato si riferisce probabilmente alla prima apparizione. L’evangelista Luca ne dà un racconto un po’ più esteso: « … Gesù stette in mezzo a loro e disse “Pace a voi”. Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: “Perché siete turbati? E perché sorgono dubbi nei vostri cuori? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi ed osservate: un fantasma non ha carne ed ossa come vedete che io ho”. E mentre diceva queste cose, mostrava loro le mani e i piedi. .. » (Luca 36- 40). La scena effettivamente mostra il Cristo circondato dagli apostoli che lo toccano increduli. Un dato importante è che in questa stessa circostanza gli apostoli ricevettero da Gesù il potere di rimettere i peccati e: , .. nel suo nome saranno predicati a tutte le genti la conversione e il perdono dei peccati» (Luca 24, 47); « .. “Come il Padre ha mandato me, così io mando voi” Detto ciò, soffiò su di loro e disse loro: “Ricevete lo Spirito santo: a chi rimetterete i peccati, sono loro rimessi; a chi li ritenete, sono ritenuti”». Ciò assume un significato rilevantissimo se si vuole cogliere il valore di propaganda e di estrema ortodossia che un simile messaggio contiene. Questa lettura esalta la vicinanza del dipinto con il linguaggio e la cultura caravaggesca, non solo nelle scelte formali ravvisabili nel taglio di tre quarti delle figure, nell’uso mirato della luce e nell’impiego del fondo scuro e indefinito, ma evidentemente anche nei contenuti che presuppongono una meditata elaborazione. Tale raffinata consapevolezza e padronanza nell’approccio tematico contrasta tuttavia con il tradizionale accorpamento delle opere più caravaggesche di Mattia Preti ai suoi primi anni di attività a Roma, quando era un giovane pittore alle prime armi, pocopiù che ventenne.
S. A. 
Mattia Preti, Il Cavalier Calabrese – Electa Napoli, 1999