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Titolo: Campaspe |
| Anno: fine ottavo decennio | |
| Tecnica: Olio su tela | |
| Dimensioni: 157×103 | |
| Città: Roma | |
| Collocazione: Palazzo Chigi, Museo del Barocco – Collezione Lemme |
De Dominici (1742, ed. cons. 1846, p. 44) fa riferimento a un dipinto sopraporta che raffigurava «Apelle in atto di ritrarre la bella Campaspe amata dal grande Alessandro, e nel volto di Apelle effigiò Mattia il suo proprio ritratto in profilo». Il soggetto, rintracciabile in numerosi autori antichi, è abbastanza frequente nell’arte figurativa seicentesca e narra dell’amore di Apelle per la sua modella Campaspe, amante di Alessandro il Grande. Il sovrano, riconosciuta la sincerità e la nobiltà del sentimento del pittore, con un atto di generosità cede la fanciulla all’artista. Il dipinto citato dal De Dominici faceva parte della collezione di Antonio Caputo a Napoli, ma non è possibile stabilire se possa trattarsi del quadro Lemme.
Quest’ultimo è stato pubblicato per la prima volta da Mina Gregori nel 1969 in margine alla mostra milanese che presentava opere seicentesche dalla collezione dell’antiquario Algranti. Il quadro, riferito a Mattia Preti, veniva indicato come una Cortigiana e considerato dalla Gregori il frammento di una composizione più vasta. L’ipotesi che si tratti di un frammento, anche in considerazione della rarità delle composizioni ad una figura nella pittura di Mattia Preti, è condivisa da Evelina Borea (1970). La «stupenda Cortigiana» sarebbe secondo la studiosa il frammento di Apelle che dipinge la figlie di Dario davanti ad Alessandro, già nella collezione di Tomas de Veri a Palma di Maiorca (foto Witt Library). Nel Catalogo della mostra dedicata a Mattia Preti svoltasi nel 1970 a La Valletta, Carandente attribuisce a Raffaello Causa la scoperta dell’opera, definita anche qui Cortigiana, in una collezione milanese. La scheda presenta il dipinto come un ritratto e sottolinea l’atipicità del soggetto rispetto ai temi religiosi, biblici o devozionali, più consueti nell’opera del calabrese. La datazione proposta è agli anni della maturità del pittore con l’indicazione alla sua attività maltese dopo il 1661.
Quest’ultimo è stato pubblicato per la prima volta da Mina Gregori nel 1969 in margine alla mostra milanese che presentava opere seicentesche dalla collezione dell’antiquario Algranti. Il quadro, riferito a Mattia Preti, veniva indicato come una Cortigiana e considerato dalla Gregori il frammento di una composizione più vasta. L’ipotesi che si tratti di un frammento, anche in considerazione della rarità delle composizioni ad una figura nella pittura di Mattia Preti, è condivisa da Evelina Borea (1970). La «stupenda Cortigiana» sarebbe secondo la studiosa il frammento di Apelle che dipinge la figlie di Dario davanti ad Alessandro, già nella collezione di Tomas de Veri a Palma di Maiorca (foto Witt Library). Nel Catalogo della mostra dedicata a Mattia Preti svoltasi nel 1970 a La Valletta, Carandente attribuisce a Raffaello Causa la scoperta dell’opera, definita anche qui Cortigiana, in una collezione milanese. La scheda presenta il dipinto come un ritratto e sottolinea l’atipicità del soggetto rispetto ai temi religiosi, biblici o devozionali, più consueti nell’opera del calabrese. La datazione proposta è agli anni della maturità del pittore con l’indicazione alla sua attività maltese dopo il 1661.
Mariella Utili
Mattia Preti, Il Cavalier Calabrese – Electa Napoli, 1999

