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Titolo: Martirio di San Bartolomeo |
| Anno: | |
| Tecnica: Olio su tela | |
| Dimensioni: 203×284 | |
| Città: L’Aquila | |
| Collocazione: Museo d’Arte Nazionale d’Abruzzo |
Il terribile martirio cui fu sottoposto san Bartolomeo – apostolo e predicatore in India e Armenia dove, secondo la Leggenda aurea, venne scorticato vivo per volontà del re Astiage, che aveva cercato di indurlo ad adorare idoli pagani – è un soggetto caro alla cultura pittorica seicentesca. Le interpretazioni che ne fornì Ribera, su tela e all’acquaforte, dovettero essere note a Preti, che si richiama al naturalismo del pittore Valenzano – ben accetto, per altro, al gusto dei collezionisti locali – ma depurandolo dalle sue valenze più crude e realistiche. John Spike ha sottolineato (in New Haven 1987, p. 99) come, mentre prima dell’arrivo a Napoli Preti prediliga soggetti tratti dalla vita di Cristo e dalla Bibbia o episodi tipici della tradizione pittorica veneta del Rinascimento, una volta arrivato in città recepisca la nuova atmosfera e sia portato a scegliere temi più drammatici, anche per l’impatto rude con la grave pestilenza del 1656 e i suoi terribili effetti.
L’episodio del martirio viene descritto con dovizia di particolari, accentuando la drammaticità della scena attraverso un ben studiato uso della luce. In realtà, accanto a brani di più evidente naturalismo – dai più crudi come le membra scorticate, a quelli, più ricorrenti nel corso della sua produzione napoletana e ancora nel corso degli anni Sessanta, quali la resa di barbe, capelli o muscoli segnati dalle ombre -, proprio l’espressione estatica, poco realistica persino in un santo comunque sottoposto ad un atroce supplizio, riafferma con evidenza la cultura caratteristica di Preti: l’obiettivo prevalente resta quello di offrire una composizione di ben dosato equilibrio, capace di coinvolgere lo spettatore senza stravolgerlo.
L’episodio del martirio viene descritto con dovizia di particolari, accentuando la drammaticità della scena attraverso un ben studiato uso della luce. In realtà, accanto a brani di più evidente naturalismo – dai più crudi come le membra scorticate, a quelli, più ricorrenti nel corso della sua produzione napoletana e ancora nel corso degli anni Sessanta, quali la resa di barbe, capelli o muscoli segnati dalle ombre -, proprio l’espressione estatica, poco realistica persino in un santo comunque sottoposto ad un atroce supplizio, riafferma con evidenza la cultura caratteristica di Preti: l’obiettivo prevalente resta quello di offrire una composizione di ben dosato equilibrio, capace di coinvolgere lo spettatore senza stravolgerlo.
Mariella Utili
Mattia Preti tra Roma, Napoli e Malta – Electa Napoli, 1999
Mattia Preti tra Roma, Napoli e Malta – Electa Napoli, 1999

