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Titolo: Gesù Bambino benedicente che regge la croce, detto Redentore Infante |
| Anno: dopo il 1689 | |
| Tecnica: Olio su tela | |
| Dimensioni: 185×112 | |
| Città: Taverna | |
| Collocazione: Chiesa di San Domenico |
Cristo Bambino è rappresentato come il Salvator Mundi, racchiuso in una mandorla di luce dorata. I suoi piedi, e il piede della Croce nella mano sinistra, stanno sull’Orbe Terrarum. Il Bambino guarda direttamente l’osservatore e alza la sia mano destra in segno di benedizione. Due angeli, su entrambi i la ti del globo, tengono i simboli della sua Passione: la Corona di Spine e i chiodi della Croce (a sinistra); la Lancia e la Colonna (a destra).
La composizione è stata allargata da aggiunte sui lati di quindici piccole scene della vita di Cristo, assegnabile ad un anonimo pittore locale. Le dimensioni, relativamente piccole della tela usata dal Preti, sollevano la possibilità che l’opera non sia stata originariamente concepita per essere una pala d’altare in San Domenico, sebbene si trovasse già in sito dal 1742. La devozione al redentore Infante sarebbe stata appropriata per l’altare della cappella di una confraternita.
Nonostante gli elogi del De Dominici, il dipinto è stato generalmente descritto dagli studiosi, ad iniziare da Frangipane (1933), come una produzione della bottega del Preti a Malta. Alcuni passaggi come, per esempio, il Bambino, sono di una qualità sufficientemente alta, tali da essere attribuiti allo stesso maestro, ma l’angelo a destra, sembra una attribuzione inaccettabile.
La composizione è stata allargata da aggiunte sui lati di quindici piccole scene della vita di Cristo, assegnabile ad un anonimo pittore locale. Le dimensioni, relativamente piccole della tela usata dal Preti, sollevano la possibilità che l’opera non sia stata originariamente concepita per essere una pala d’altare in San Domenico, sebbene si trovasse già in sito dal 1742. La devozione al redentore Infante sarebbe stata appropriata per l’altare della cappella di una confraternita.
Nonostante gli elogi del De Dominici, il dipinto è stato generalmente descritto dagli studiosi, ad iniziare da Frangipane (1933), come una produzione della bottega del Preti a Malta. Alcuni passaggi come, per esempio, il Bambino, sono di una qualità sufficientemente alta, tali da essere attribuiti allo stesso maestro, ma l’angelo a destra, sembra una attribuzione inaccettabile.
John T. Spike
Mattia e Gregorio Preti a Taverna, catalogo completo delle opere – Firenze, 1997

