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Titolo: Ciclo dell’Oratorio della Decollazione del Battista |
| Anno: 1680 – 1689 | |
| Tecnica: Olio su tela | |
| Dimensioni: varie misure | |
| Città: La Valletta – Malta | |
| Collocazione: Co-Cattedrale di S. Giovanni |
Ferres (1866) ricorda che al corpo principale della Co-Cattedrale di San Giovanni a La Valletta «fu nel 1603 aggiunto l’oratorio della Decollazione di san Giovanni Battista, sotto il gran maestro Al. Wignacourt, perché servire potesse à cavalieri di comodo agli esercizi dei loro doveri religiosi, e nella istruzione de’ novizi». Dal 1608 l’oratorio ospita il celeberrimo San Giovanni Battista decollato di Caravaggio, che venne inglobato nella nuova sistemazione voluta da fra’ Stefano Lomellini, Priore della Lingua d’Inghilterra, a partire dal 1679. Tutte le fonti antiche ricordano i lavori che diedero l’attuale aspetto barocco al vano sacro, dai sedili in noce alle balaustre in marmo, dalle applicazioni in oro alle numerose tele affidate a Mattia Preti e alla sua bottega. Nel vano principale, sulla volta, al di sopra del capolavoro del Merisi, sono due pitture a olio su pietra, il Cristo alla colonna e l’Orazione nell’orto, mentre nel soffitto, inquadrate da ricche cornici dorate, trovano posto le tele con la Crocifissione, l’Ecce homo e l’Incoronazione di spine.
Questi dipinti sono tra i vertici dell’arte pretiana degli anni ottanta: in essi l’impianto spaziale è esaltato da un colore avvolgente, su una tavolozza abbastanza misurata, quasi a stabilire un silenzioso dialogo con l’opera di Caravaggio, come ha recentemente osservato Sciberras (2009); lo studioso, inoltre, ha rilevato come il confronto con il «solido e freddo naturalismo del drammatico monumento di Caravaggio» non abbia intimorito Preti, che anzi è riuscito a includere la tela del milanese nella macchina tardo-secentesca dell’oratorio, «un gioiello barocco animato dall’effetto totalizzante della decorazione». La generale tonalità calda delle tele pretiane si accende nella figura di Cristo, in particolare nell’Ecce homo, avvolto in un manto rosso brillante contro il cielo cupo.
Questi dipinti sono tra i vertici dell’arte pretiana degli anni ottanta: in essi l’impianto spaziale è esaltato da un colore avvolgente, su una tavolozza abbastanza misurata, quasi a stabilire un silenzioso dialogo con l’opera di Caravaggio, come ha recentemente osservato Sciberras (2009); lo studioso, inoltre, ha rilevato come il confronto con il «solido e freddo naturalismo del drammatico monumento di Caravaggio» non abbia intimorito Preti, che anzi è riuscito a includere la tela del milanese nella macchina tardo-secentesca dell’oratorio, «un gioiello barocco animato dall’effetto totalizzante della decorazione». La generale tonalità calda delle tele pretiane si accende nella figura di Cristo, in particolare nell’Ecce homo, avvolto in un manto rosso brillante contro il cielo cupo.
S.S.
Vittorio Sgarbi – Mattia Preti – Rubbettino, Soveria Mannelli (CS), 2013
Vittorio Sgarbi – Mattia Preti – Rubbettino, Soveria Mannelli (CS), 2013

