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Titolo: Martirio di San Lorenzo |
| Anno: 1689 | |
| Tecnica: Olio su tela | |
| Dimensioni: 402×579 | |
| Città: Birgu – Malta | |
| Collocazione: Chiesa di San Lorenzo |
Questo imponente dipinto, ritenuto il più grande per dimensioni dell’intera produzione di Mattia Preti, rappresenta una delle più significative opere eseguite dall’ormai anziano pittore sul finire degli anni ottanta del Seicento. L’opera, è datata al 1689, grazie alla testimonianza rintracciata nel manoscritto di Molina (ms. del 1680-1700, in Spike 1999, p. 115), in cui si può leggere come «nel 1689 è stato posto il quadro novo di S. Lorenzo dipinto per mano del celebre Cav.le Fr. Mattia Preti, fatto a spese del Can.co D. Antonio Testaferrata assieme con la sua cornice». Successivamente, dopo la menzione di Lione Pascoli, il dipinto è descritto da Bernardo De Dominici che descrive un capitano a cavallo vicino ai soldati e «angioli bellissimi in varie graziose attitudini» (De Dominici 1742-1745, III) che non sono affatto presenti nel dipinto, tranne un solo angelo, in alto, al centro della scena (De Gennaro, in Zezza 2008).
[…]
Lo stesso Spike (1999) definisce il dipinto «il culmine di uno dei più straordinari decenni della carriera del Preti» specificando come «nonostante si fosse avvalso dell’opera di assistenti per le parti secondarie – il ragazzo inginocchiato all’estrema destra, il putto al centro e forse i volti nella folla lontana a sinistra – questa vasta composizione è sostanzialmente autografa del maestro, compresa lo straordinario panorama di monumenti romani che circonda il dramma in atto al centro della scena».
La complessa e affollata composizione del dipinto vede san Lorenzo, arcidiacono di Roma morto durante le persecuzioni dell’imperatore Valeriano, al centro della scena, spogliato dai suoi abiti diaconali e posto sulla graticola rovente, strumento di tortura del suo martirio. Assiste al supplizio lo stesso imperatore Valeriano, in alto a sinistra, seduto sul trono, in penombra, mentre palazzi, colonnati e sculture, completano lo scenario architettonico. Nel cielo nuvoloso si apre uno squarcio da cui appare un angioletto rivolto verso il Santo a cui sta recando una corona e una palma, simbolo del suo martirio. L’opera ha in basso a sinistra, lo stemma del committente Canonico Antonio Testaferrata, lo stesso che commissionò tra il 1682 e il 1689, il ciclo di San Paolo per la Cattedrale di Mdina (Spike 1999; Sciberras 2012).
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Lo stesso Spike (1999) definisce il dipinto «il culmine di uno dei più straordinari decenni della carriera del Preti» specificando come «nonostante si fosse avvalso dell’opera di assistenti per le parti secondarie – il ragazzo inginocchiato all’estrema destra, il putto al centro e forse i volti nella folla lontana a sinistra – questa vasta composizione è sostanzialmente autografa del maestro, compresa lo straordinario panorama di monumenti romani che circonda il dramma in atto al centro della scena».
La complessa e affollata composizione del dipinto vede san Lorenzo, arcidiacono di Roma morto durante le persecuzioni dell’imperatore Valeriano, al centro della scena, spogliato dai suoi abiti diaconali e posto sulla graticola rovente, strumento di tortura del suo martirio. Assiste al supplizio lo stesso imperatore Valeriano, in alto a sinistra, seduto sul trono, in penombra, mentre palazzi, colonnati e sculture, completano lo scenario architettonico. Nel cielo nuvoloso si apre uno squarcio da cui appare un angioletto rivolto verso il Santo a cui sta recando una corona e una palma, simbolo del suo martirio. L’opera ha in basso a sinistra, lo stemma del committente Canonico Antonio Testaferrata, lo stesso che commissionò tra il 1682 e il 1689, il ciclo di San Paolo per la Cattedrale di Mdina (Spike 1999; Sciberras 2012).
C.P.
Vittorio Sgarbi – Mattia Preti – Rubbettino, Soveria Mannelli (CS), 2013

