192 – Madonna con Bambino in trono e i Santi Pietro, Benedetto e Scolastica

 
Titolo:  Madonna con Bambino in trono e i Santi Pietro, Benedetto e Scolastica
Anno:  1682
Tecnica: Olio su tela
Dimensioni:   399×235
Città: Mdina – Malta
Collocazione:  Chiesa del monastero di San Pietro
La Madonna e il Bambino in trono con i Santi Pietro, Benedetto e Scolastica è segnalata sull’altare principale della chiesa del monastero di San Pietro a Mdina fin da epoca antica: le fonti ricordano che nel 1682 il vescovo Molina donò la pala al complesso monasteriale, che qualche anno dopo venne sottoposto a lavori di ampliamento e risistemazione resi necessari dalla quantità di monache e converse, oltre che dalle cattive condizioni di conservazione degli ambienti religiosi (Spike 1999).
La tela ha un’impostazione compositiva tradizionale: al vertice, seduta su un trono monumentale e leggermente ruotata rispetto all’asse frontale, si trova la Vergine che stenta a trattenere in grembo il Bambino vivace, il quale carezza dolcemente il soggolo di santa Scolastica. San Benedetto in ginocchio spicca sul fondo scuro dell’abito della Santa, quasi a significare lo strettissimo rapporto affettivo tra i due fratelli: nei Dialoghi di Gregorio Magno si legge che i due si potevano incontrare solo una volta all’anno in un povero ricovero presso Montecassino, fuori dai rispettivi conventi. Pochi giorni dopo l’ultimo e intenso convegno, già segnato da un’atmosfera miracolosa, san Benedetto apprende della morte della sorella dalla prodigiosa apparizione di una colomba, simbolo dell’anima pura della defunta, e si appresta quindi a celebrarne le esequie.
Sull’altro lato giganteggia la figura di san Pietro che, con un cenno della mano, invita l’osservatore a contemplare la scena sacra: nella persona dell’apostolo colpisce lo scarto tra il capo coronato di un sontuoso triregno papale e i semplici piedi poggiati sul pavimento nudo, che con la loro anatomia un poco anchilosata costituiscono un felice brano naturalistico. Nell’interpretazione di Spike (1999) gli angeli musicanti posti alle spalle del primo vescovo di Roma farebbero riferimento «ai canti religiosi ed ai concerti musicali per cui era nota la chiesa di San Pietro a Mdina».
La critica ha indicato l’intervento della bottega del maestro calabrese in alcune porzioni secondarie del dipinto (Buhajar, Fiorini 1996): in particolare, le incertezze nella caratterizzazione dei volti delle figure sul fondo confermano la non completa autografia dell’opera.
S.S.
Vittorio Sgarbi – Mattia Preti – Rubbettino, Soveria Mannelli (CS), 2013