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Titolo: Convito di Baldassarre |
| Anno: 1668 circa | |
| Tecnica: Olio su tela | |
| Dimensioni: 204×307 | |
| Città: Napoli | |
| Collocazione: Musei e Gallerie di Capodimonte |
Nel mezzo di un fastoso banchetto organizzato da Baldassarre – re babilonese vissuto nel VI secolo, figlio di Nabucodonosor -, durante il quale mille dignitari bevono dai grandi vasi d’oro rubati dal padre al tempio di Gerusalemme, compare una mano misteriosa che scrive in alto su una parete della sala parole incomprensibili «Mane, Thecel, Phares», (tradotte da Preti in «Conto, Peso, Divisione»): soltanto il profeta Daniele si mostra capace d’ìnterpretarle come presagi della prossima fine di Baldassarre e della divisione del regno babilonese fra Medi e Persiani (Daniele 5,1-30)
Con il Convito di Assalonne (scheda n.142) la tela proviene dalla collezione Colonna di Stigliano e, in precedenza, dalla raccolta del duca di Sanseverino, dove viene descritta particolareggiatamente dal De Dominici (pp. 372-373). Una copia dell’opera, eseguita da Francesco Manzini, si trova nella collezione Alarçon de Mendoza, nel 1715, così come per l’altro Convito biblico di Preti e la sua tela gemella con la storia di David e Saul (Labrot 1992, p. 276).
La raffigurazione del fasto della corte babilonese offre al pittore la possibilità di dare spazio alla sua forte propensione narrativa. La scena, affollata di un gran numero di figure, si svolge su una lunga profondità di campo, recuperata integralmente dal recente intervento di restauro, che consente a Preti di graduare il livello di definizione delle varie figure secondo una tecnica già sperimentata più volte. Una forte fonte di luce dall’alto rischiara l’ambientazione notturna e investe il re e i commensali in primo piano; con consumata maestria il pittore si dilunga in una minuziosa rappresentazione di suppellettili, stoffe, effetti luministici resi con pennellate e tocchi veloci.
Con il Convito di Assalonne (scheda n.142) la tela proviene dalla collezione Colonna di Stigliano e, in precedenza, dalla raccolta del duca di Sanseverino, dove viene descritta particolareggiatamente dal De Dominici (pp. 372-373). Una copia dell’opera, eseguita da Francesco Manzini, si trova nella collezione Alarçon de Mendoza, nel 1715, così come per l’altro Convito biblico di Preti e la sua tela gemella con la storia di David e Saul (Labrot 1992, p. 276).
La raffigurazione del fasto della corte babilonese offre al pittore la possibilità di dare spazio alla sua forte propensione narrativa. La scena, affollata di un gran numero di figure, si svolge su una lunga profondità di campo, recuperata integralmente dal recente intervento di restauro, che consente a Preti di graduare il livello di definizione delle varie figure secondo una tecnica già sperimentata più volte. Una forte fonte di luce dall’alto rischiara l’ambientazione notturna e investe il re e i commensali in primo piano; con consumata maestria il pittore si dilunga in una minuziosa rappresentazione di suppellettili, stoffe, effetti luministici resi con pennellate e tocchi veloci.
Mariella Utili
Mattia Preti tra Roma, Napoli e Malta – Electa Napoli, 1999

