142 – Convito di Assalonne

  Titolo:   Convito di Assalonne
Anno:  1668 circa
Tecnica: Olio su tela
Dimensioni:   202×294
Città: Napoli
Collocazione:  Musei e Gallerie di Capodimonte
Durante un banchetto organizzato in occasione della tosatura delle pecore, Assalonne, figlio di David, fa uccidere dai servi il fratellastro Amnon, colpevole di aver violentato sua sorella Tamar due anni prima (Samuele II, 13,23-29).
La tela fu acquistata dallo Stato per la pinacoteca di Napoli, nel dicembre 1906, dalla principessa Cecilia Colonna di Stigliano, insieme ad un altro dipinto di Preti raffigurante il Convito di Baldassarre (cfr. scheda n.146). Entrambi i dipinti vengono descritti dal De Dominici nella collezione del duca di Sanseverino insieme ad altre opere di Preti, una Madonna col bambino e un Davide che suona l’arpa davanti a Saul, indicata dal biografo come pendant dell’Assalonne, e da identificare nella grande tela comparsa sul mercato antiquariale pochi anni fa e oggi a New York. «Ambedue questi quadri sono accordati con una magnifica architettura, e le figure si mostrano sin quasi al ginocchio, solito modo suo [di Preti] di comporre le storie ad imitazione del Guercino» (De Dominici, p. 372): in effetti la rispondenza compositiva fra le due opere è tale da lasciar ritenere che siano state concepite insieme, probabilmente per un medesimo salone, con un risultato di grande effetto decorativo, evidentemente molto ammirato nella cerchia del collezionismo dell’epoca.
[…] L’ambientazione sotto un loggiato, ricorrente nelle numerose scene conviviali di Preti, è funzionale ad una resa particolarmente contrastata delle luci che si accompagna ad una elevata concitazione dei gesti. Considerato sotto il profilo cronologico – insieme al Convito di Baldassarre – un capolavoro dell’ultima attività napoletana del maestro (Causa 1952 e 1972) e, al contrario, come opera già degli avanzati anni Sessanta per le affinità stilistiche con la Conversione di san Paolo nella cappella di Francia nella Cattedrale di La Valletta, documentata tra il 1667 e il ’68 (Spike 1979), la tela era stata definita suggestivamente da Rolfs «un assassinio alla napoletana in un banchetto alla Veronese» (1910).
[…] Il recente restauro della tela ha evidenziato, accanto alla colonna sull’estrema sinistra, resti di una prima idea forse per una statua, sul tipo della Flora Farnese, spesso presente nelle composizioni di Preti.
Mariella Utili
Mattia Preti tra Roma, Napoli e Malta – Electa Napoli, 1999