|
Titolo: Giuditta mostra la testa di Oloferne agli ebrei |
| Anno: 1667 – 1668 | |
| Tecnica: Olio su tela | |
| Dimensioni: 338×220 | |
| Città: La Valletta – Malta | |
| Collocazione: Co-Cattedrale di S. Giovanni |
Giuditta, giovane vedova ebrea per salvare la propria città dall’assedio delle truppe assire di Nabucodonosor, acconsente all’invito di recarsi nella tenda del condottiero nemico, il generale Oloferne, il quale si lascia sedurre dalla bella ebrea che, approfittando del sonno dell’assiro, lo decapita con la sua stessa spada, costringendo così le truppe assire alla ritirata (Giuditta 13,1-12).
La storia biblica di Giuditta e Oloferne è soggetto particolarmente frequentato da Mattia Preti in almeno quattro dipinti: Colonia (Spike 1999), Napoli (cfr. Spike 1999, n. 118), Chambéry (cfr. Spike 1999, n. 18), La Valletta (cfr. Spike 1999, n.280).
La versione di Colonia, costruisce il modellato nella luce, restituendo una composizione della scena quasi teatrale; l’opera dimostra forti affinità sia con la Conversione di San Paolo in San Giovanni a La Valletta (cfr. Spike 1999, n. 259), databile su base documentaria tra il 1667 e il 1668, che con l’Assunzione della Vergine a Luqa (cfr. Spike 1999, n. 78), del 1668-1669, coadiuvando in tal modo a collocarne la realizzazione agli ultimi anni del settimo decennio del Seicento, durante il pieno periodo maltese del maestro.
Spike (1999), nell’assenza di documentazione, propone di identificare la Giuditta di Colonia con il dipinto di medesimo soggetto citato nell’inventario dei beni di Bernardino Conte redatto a Napoli nel 1672, ovvero con il dipinto ricordato da Lione Pascoli (1736, p. 105), come un Trionfo di Giuditta, nella collezione romana della famiglia Caffarelli Minutoli.
La storia biblica di Giuditta e Oloferne è soggetto particolarmente frequentato da Mattia Preti in almeno quattro dipinti: Colonia (Spike 1999), Napoli (cfr. Spike 1999, n. 118), Chambéry (cfr. Spike 1999, n. 18), La Valletta (cfr. Spike 1999, n.280).
La versione di Colonia, costruisce il modellato nella luce, restituendo una composizione della scena quasi teatrale; l’opera dimostra forti affinità sia con la Conversione di San Paolo in San Giovanni a La Valletta (cfr. Spike 1999, n. 259), databile su base documentaria tra il 1667 e il 1668, che con l’Assunzione della Vergine a Luqa (cfr. Spike 1999, n. 78), del 1668-1669, coadiuvando in tal modo a collocarne la realizzazione agli ultimi anni del settimo decennio del Seicento, durante il pieno periodo maltese del maestro.
Spike (1999), nell’assenza di documentazione, propone di identificare la Giuditta di Colonia con il dipinto di medesimo soggetto citato nell’inventario dei beni di Bernardino Conte redatto a Napoli nel 1672, ovvero con il dipinto ricordato da Lione Pascoli (1736, p. 105), come un Trionfo di Giuditta, nella collezione romana della famiglia Caffarelli Minutoli.
A.S.
Vittorio Sgarbi – Mattia Preti – Rubbettino, Soveria Mannelli (CS), 2013

