129 – Cristo in gloria e Santi

 

Titolo:   Cristo in gloria e Santi
Anno:  1660 – 1665
Tecnica: Olio su tela
Dimensioni:   220×253
Città: Madrid
Collocazione:  Museo del Prado
Il dipinto è una delle opere più solenni e radiose del Preti maturo, datato da Spike nel corso del sesto decennio, prima dell’impresa di Valmontone. E’ notevole il tema della corte celeste che da un lato riconnette quest’opera agli affreschi per Modena di Mattia stesso, fortemente connotati in senso reniano e classicista, e dall’altro recupera un argomento tipico della tradizione tardo manierista, quello della Visione del Regno dei Cieli e del Popolo Cristiano, oggetto di profonde meditazioni da parte di Federico Zuccari tra Roma e Firenze e di Luca Cambiaso all’Escorial, per non citare che i due apici massimi di tale ricerca figurativa. Preti è qui completamente orientato nella direzione della piena luce che contraddistingue soprattutto la sua opera di frescante. Il principium individuationis che contraddistingue ogni momento della sua lunghissima carriera, rifulge qui al massimo grado, in esplicito contrasto con l’idea della indeterminazione che caratterizza, invece, alcuni aspetti della coeva operosità di Pietro da Cortona.
Emerge, in quest’opera, la cultura di Mattia tutta strutturata nel culto, anch’esso di chiara ascendenza manierista, del disegno e dell’organizzazione grafica della materia.
Qualunque interpretazione si voglia dare della tendenza barocca, palmare in un lavoro come questo del Prado, resta però evidente come lo studio di Mattia Preti resti sempre ancorato a un’idea di progettualità intrinsecamente in contrasto con qualunque possibile ipotesi di definizione del Barocco come insieme mal circoscrivibile nella percezione, che Mattia, invece, esalta in coerente sviluppo con i lavori di Sant’Andrea della Valle e in chiaro parallelismo con la grande attività napoletana prima del breve ritorno in ambiente romano.
C.S. – Mattia Preti, Il Cavalier Calabrese – Electa Napoli, 1999