|
Titolo: Giobbe visitato dagli amici |
| Anno: 1665 circa | |
| Tecnica: Olio su tela | |
| Dimensioni: 243×378 | |
| Città: Bruxelles | |
| Collocazione: Musée des Beaux Arts |
La provenienza del dipinto non è certa: si conoscono due importanti testimonianze relative a un grande dipinto con Giobbe, soggetto affrontato da Preti più volte. La prima è nell’inventario del mercante fiammingo Ferdinand van den Eynden, compilato a Napoli nel 1668, dove si registra un «Giobbe impiagato istoriato, pal. 10 x 12 in circa” (Ruotolo 1982); la seconda invece è nella biografia di Bernardo De Dominici (1742-1745, III) che registra un grande «Giobbe visitato da’ suoi amici» tra i tanti dipinti acquistati a Malta dal commendatore Parisi di Napoli. Non è possibile associare il dipinto a questa o quella testimonianza, giacché nemmeno le dimensioni indicate nella prima coincidono con quelle della versione di Bruxelles. L’analisi stilistica suggerisce una datazione verso la metà degli anni sessanta, quando Preti era da qualche anno residente a Malta […]
Di certo il dipinto si impone per le sue notevoli dimensioni, entro cui Preti dispiega con fare narrativo grandioso la vicenda di Giobbe. Ciò che stupisce è la capacità di interpretare più episodi, a partire dalla canonica rappresentazione di Giobbe nel letamaio dove si era rifugiato dopo essere stato cacciato di casa dalla moglie, insofferente per via delle terribili piaghe che coprivano il corpo del marito. Nel libro della Bibbia che porta il suo nome, si narra che tre amici di Giobbe, venuti a sapere della disgrazia in cui era caduto, si recano a trovario, e iniziano con lui un lungo ragionamento filosofico sull’origine del dolore nel mondo: colpisce la forte adesione del testo figurativo a quello letterario, tanto che Spike (1999), forse non considerando del tutto l’episodio biblico, scrive che «la composizione dà inaspettato rilievo ai tre amici di Giobbe che sembrano impegnare l’attenzione dello spettatore su un discorso filosofico”. Non manca l’insidioso Satana, in penombra al centro della tela con ali di pipistrello, il quale nella disquisizione dei quattro personaggi assume il ruolo primario della responsabilità del male. Come un regista teatrale, Preti blocca la scena sul momento della miracolosa irruzione che pone fine al confronto filosofico: Dio stesso, dall’alto di una nube, si manifesta come voce ammonitrice spaventando l’anziano seduto, mentre un altro alza gli occhi al cielo, cercando di capire ciò a cui un terzo si rassegna.
Di certo il dipinto si impone per le sue notevoli dimensioni, entro cui Preti dispiega con fare narrativo grandioso la vicenda di Giobbe. Ciò che stupisce è la capacità di interpretare più episodi, a partire dalla canonica rappresentazione di Giobbe nel letamaio dove si era rifugiato dopo essere stato cacciato di casa dalla moglie, insofferente per via delle terribili piaghe che coprivano il corpo del marito. Nel libro della Bibbia che porta il suo nome, si narra che tre amici di Giobbe, venuti a sapere della disgrazia in cui era caduto, si recano a trovario, e iniziano con lui un lungo ragionamento filosofico sull’origine del dolore nel mondo: colpisce la forte adesione del testo figurativo a quello letterario, tanto che Spike (1999), forse non considerando del tutto l’episodio biblico, scrive che «la composizione dà inaspettato rilievo ai tre amici di Giobbe che sembrano impegnare l’attenzione dello spettatore su un discorso filosofico”. Non manca l’insidioso Satana, in penombra al centro della tela con ali di pipistrello, il quale nella disquisizione dei quattro personaggi assume il ruolo primario della responsabilità del male. Come un regista teatrale, Preti blocca la scena sul momento della miracolosa irruzione che pone fine al confronto filosofico: Dio stesso, dall’alto di una nube, si manifesta come voce ammonitrice spaventando l’anziano seduto, mentre un altro alza gli occhi al cielo, cercando di capire ciò a cui un terzo si rassegna.
S.S. – Vittorio Sgarbi – Mattia Preti – Rubbettino, Soveria Mannelli (CS), 2013

