131 – Cristo e la Samaritana

 
Titolo:   Cristo e la Samaritana
Anno:  1665 circa
Tecnica: Olio su tela
Dimensioni:   140×128
Città: Palermo
Collocazione:  Fondazione Sicilia
Le fonti non parlano con precisione di queste due tele [Cristo e la Cananea [scheda n.  262 e Cristo e la Samaritana] i cui soggetti sono tuttavia ricorrenti negli inventari antichi e De Dominici ne ricorda una coppia in possesso di un certo Gabriele Boragine.
Nel 1806 i quadri erano a Napoli nella Certosa di San Martino insieme a due copie. Queste ultime passarono alla chiesa di Sant’Efremo Nuovo nel 1807, mentre la Cananea e l’Adultera furono acquisite nel Real Museo Borbonico. Nel 1828 Francesco I di Borbone le incluse in una donazione di quaranta dipinti fatta al Museo della Regia Università degli Studi di Palermo.
I soggetti furono ripetutamente dipinti da Preti con varianti di interpretazione a seconda di quanto richiesto dalla committenza. Ciò dimostra l’estrema versatilità del pittore e la sua duttile capacità inventiva e di esecuzione che gli permetteva di soddisfare abilmente l’ambizione dei collezionisti privati di possedere dipinti che diventavano presto famosi, con l’esclusiva di una redazione appositamente eseguita ed originale. Queste opere sono infatti accorpabili con altre analoghe, la cui caratteristica comune è quella di presentare gli stessi personaggi in situazioni diverse (tra le più note sono: Cristo e la Cananea della Carical di Cosenza [scheda n. 276]; Cristo e l’adultera della Galleria Nazionale dell’Aquila [scheda n.  274]; Cristo e l’adultera della Galleria Spada di Roma [scheda n. 291]). La fisionomia del Cristo è sempre uguale; egli indossa una tunica rossa ed un mantello blu e sembra la stessa persona che va e viene da un quadro all’altro. Questo approccio con il tema da rappresentare corrisponde ad una fase di sperimentazione in cui la ricerca è ancora rivolta alla figura umana, intesa come persona e veicolo di sentimenti umani e morali. Precede dunque l’evoluzione in senso propriamente barocco e denuncia uno scarso interesse dell’artista verso l’indagine spaziale, l’ambientazione ed il contesto mondano. Preti non mancherà di raggiungere esiti altissimi in quella direzione, ma si limita, per ora, ad indirizzare le proprie esperienze figurative verso la sintesi formale del rapporto disegno/colore che si precisa in una calibratissima distribuzione di luci ed ombre, tese a proiettare le figure in termini volumetrici.
M. C. – Mattia Preti, Il Cavalier Calabrese – Electa Napoli, 1999