![]() |
Titolo: Martirio di Santo Stefano |
| Anno: 1661 – 1663 | |
| Tecnica: Olio su tela | |
| Dimensioni: 327×180,5 | |
| Città: Zurrieq – Malta | |
| Collocazione: Chiesa di Santa Caterina |
L’altare dedicato a santo Stefano nella chiesa di Santa Caterina a Zurrieq fu innalzato per volontà testamentaria di Bartolomeo Magro che mori nel 1660 lasciando fondi al sacerdote per la costruzione dell’altare e l’esecuzione di un dipinto dedicato al Santo. Documenti successivi testimoniano che non trascorse molto tempo per la realizzazione di questa richiesta, poiché nella Visita pastorale del 10 maggio 1663 è citata la pala con santo Stefano, come opera nuova, senza precisarne l’autore; mentre successive Visite datate aprile 1679 e aprile 1686, la citano nuovamente, specificandone anche il corretto riferimento a Mattia Preti.
Raccogliendo tali testimonianze documentarie, Spike ritiene che la pala possa essere considerata – escludendo le decorazioni per la chiesa conventuale dei Cavalieri di San Giovanni a La Valletta – la prima committenza documentata dopo l’arrivo di Preti a Malta nel settembre del 1661, e dunque databile in un arco cronologico che va da questa data alla Visita pastorale del 1663. Lo studioso precisa anche come per eseguire il dipinto, con molta probabilità, Mattia dovette richiedere il permesso al gran maestro Raphael Cotoner, committente dei lavori nella Co-Cattedrale di San Giovanni in cui il pittore era in quegli anni impegnato.
La tela rappresenta il martirio di santo Stefano, diacono e primo martire cristiano, lapidato per aver manifestato apertamente e predicato il suo pensiero e la sua fede. Mentre la folla getta grossi sassi contro di lui, il Santo volge lo sguardo verso l’alto dove un angioletto gli porge la palma e una corona, simboli del martirio. Stilisticamente il dipinto è caratterizzato da una elegante esecuzione, soprattutto nella figura del Santo, con la resa luminosa della dalmatica che lo avvolge e dall’utilizzo di colori vivaci. Si tratta certamente della più bella versione di questo soggetto replicato dal Preti diverse volte, come dimostrano le tele conservate nella Collegiata di San Paolo a Rabat (cfr. Spike 1999, n. 367), nella chiesa del Carmine a Mazzarino (cfr. Spike 1999, n. 165) e in collezione privata (cfr. Spike 1999, n. 202).
Raccogliendo tali testimonianze documentarie, Spike ritiene che la pala possa essere considerata – escludendo le decorazioni per la chiesa conventuale dei Cavalieri di San Giovanni a La Valletta – la prima committenza documentata dopo l’arrivo di Preti a Malta nel settembre del 1661, e dunque databile in un arco cronologico che va da questa data alla Visita pastorale del 1663. Lo studioso precisa anche come per eseguire il dipinto, con molta probabilità, Mattia dovette richiedere il permesso al gran maestro Raphael Cotoner, committente dei lavori nella Co-Cattedrale di San Giovanni in cui il pittore era in quegli anni impegnato.
La tela rappresenta il martirio di santo Stefano, diacono e primo martire cristiano, lapidato per aver manifestato apertamente e predicato il suo pensiero e la sua fede. Mentre la folla getta grossi sassi contro di lui, il Santo volge lo sguardo verso l’alto dove un angioletto gli porge la palma e una corona, simboli del martirio. Stilisticamente il dipinto è caratterizzato da una elegante esecuzione, soprattutto nella figura del Santo, con la resa luminosa della dalmatica che lo avvolge e dall’utilizzo di colori vivaci. Si tratta certamente della più bella versione di questo soggetto replicato dal Preti diverse volte, come dimostrano le tele conservate nella Collegiata di San Paolo a Rabat (cfr. Spike 1999, n. 367), nella chiesa del Carmine a Mazzarino (cfr. Spike 1999, n. 165) e in collezione privata (cfr. Spike 1999, n. 202).
C.P. – Vittorio Sgarbi – Mattia Preti – Rubbettino, Soveria Mannelli (CS), 2013

