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Titolo: Cristo tentato da Satana |
| Anno: 1656 circa | |
| Tecnica: Olio su tela | |
| Dimensioni: 239×180 | |
| Città: Maddaloni (Caserta) | |
| Collocazione: Chiesa della Santissima Annunziata, cappella Carafa |
Si deve a Renato Ruotolo la segnalazione del dipinto ancora oggi ubicato nella cappella sotto il patronato dei Carafa nel transetto sinistro della chiesa conventuale della Santissima Annunciata di Maddaloni, feudo, col titolo di ducato, dal 1465 e per oltre tre secoli, della famiglia Carafa, ai vertici dell’aristocrazia napoletana. Ruotolo ha collegato l’opera con quella raffigurante «quando il Demonio col sasso in mano tentò il Signore a farlo diventare pane» citata dal De Dominici (p. 373) nella raccolta del duca di Maddaloni, insieme agli altri quattro dipinti. La tela ripropone appunto il diavolo che sfida Cristo a servirsi dei suoi poteri per trasformare in pane il sasso ed alleviare così il suo lungo digiuno di ben quaranta giorni (Matteo 4,1-4; Luca 4, 1-4); è pendant, come si è visto, della tentazione di Cristo già analizzata. Entrambe le opere condividono la tavolozza cromatica e la concezione stringata della composizione, che le distingue dalle altre tre tele Maddaloni, concepite in maniera più narrativa, anche se stilisticamente risultano affini a queste ultime sia nella tipologia della figura del Cristo che nella resa pittorica complessiva. Come nelle opere eseguite ai primi tempi napoletani per la committenza dei calabresi, facente capo alla chiesa di San Domenico Soriano, risulta evidente il tentativo di contribuire da protagonista alle tendenze in atto nella pittura napoletana del momento, che stemperavano il naturalismo in una più ampia concezione e interpretazione dei valori pittorici.
Mariella Utili – Mattia Preti tra Roma, Napoli e Malta – Electa Napoli, 1999

