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Titolo: Cristo e la Cananea |
| Anno: 1656 circa | |
| Tecnica: Olio su tela | |
| Dimensioni: 230×178 | |
| Città: Soccarda | |
| Collocazione: Staatgalerie |
«La bellezza di questo quadro non è facile da esplicare con parole, dappoichè se tutti gli altri quadri di Fra Mattia son dipinti, questo è vero, e par che spirino Vita le figure rappresentate, oltre alla grazia, e all’espressione superiore a tutte le altre opere del suo pennello». Con queste parole Bernardo De Dominici chiudeva la descrizione di una delle cinque tele di Preti appartenenti a Diomede Carafa, duca di Maddaloni, la storia della Cananea, che aveva come pendant un Cristo e il centurione [scheda n. 83], di dimensioni analoghe alla tela di Stoccarda e oggi a Palermo.
[…]
L’episodio dell’incontro tra Cristo e la donna di Canaan, narrato dai Vangeli di Matteo (15,21-28) e Marco (7,24-30), viene descritto in termini di grande realismo grazie all’attento uso della luce che accentua la sua forza sui nodi emblematici sotto il profilo narrativo: il volto di Cristo, la figura della Cananea e della vecchia che l’accompagna, il cane in primo piano cui fa riferimento il racconto evangelico e che si ritrova identico nel Ritorno del figliol prodigo sempre per il Carafa.
Molti, del resto, sono i punti in comune con quest’ultimo dipinto col quale la tela di Stoccarda condivide anche il modo di delineare panni e figure, i personaggi di sfondo appena abbozzati alla maniera di Lanfranco proprio a Napoli.
In questi anni centrali dell’attività napoletana, Preti è giunto ad elaborare un linguaggio formale che sintetizza le sue precedenti esperienze in una formula di grande forza espressiva.
La stesura del colore per larghi piani sui quali incide la luce dà risalto e brillantezza alla cromia generale dell’opera, mentre la gestualità marcata in tutti i personaggi accentua l’aspetto teatrale della composizione.
È il momento nel quale comincia a concretizzarsi quel fruttuoso scambio di esperienze visive e formali con il più giovane Giordano, che segna l’apertura della pittura locale verso il barocco più maturo.
[…]
L’episodio dell’incontro tra Cristo e la donna di Canaan, narrato dai Vangeli di Matteo (15,21-28) e Marco (7,24-30), viene descritto in termini di grande realismo grazie all’attento uso della luce che accentua la sua forza sui nodi emblematici sotto il profilo narrativo: il volto di Cristo, la figura della Cananea e della vecchia che l’accompagna, il cane in primo piano cui fa riferimento il racconto evangelico e che si ritrova identico nel Ritorno del figliol prodigo sempre per il Carafa.
Molti, del resto, sono i punti in comune con quest’ultimo dipinto col quale la tela di Stoccarda condivide anche il modo di delineare panni e figure, i personaggi di sfondo appena abbozzati alla maniera di Lanfranco proprio a Napoli.
In questi anni centrali dell’attività napoletana, Preti è giunto ad elaborare un linguaggio formale che sintetizza le sue precedenti esperienze in una formula di grande forza espressiva.
La stesura del colore per larghi piani sui quali incide la luce dà risalto e brillantezza alla cromia generale dell’opera, mentre la gestualità marcata in tutti i personaggi accentua l’aspetto teatrale della composizione.
È il momento nel quale comincia a concretizzarsi quel fruttuoso scambio di esperienze visive e formali con il più giovane Giordano, che segna l’apertura della pittura locale verso il barocco più maturo.
Mariella Utili – Mattia Preti tra Roma, Napoli e Malta – Electa Napoli, 1999

