61 – Tre fanciulli mendicanti

  Titolo: Tre fanciulli mendicanti
Anno: 1653 – 1655
Tecnica: Olio su tela
Dimensioni:   171×123
Città: Firenze
Collocazione: Collezione privata
Con una attribuzione a Schedoni, sulla base  di una generica somiglianza, più che altro tematica, con la Scena di elemosina di provenienza farnesiana del Museo di Capodimonte, il dipinto compare per la prima volta sul mercato londinese nella primavera del 1950.
L’anno successivo venne pubblicato da Giuliano Briganti – in una breve ma incisiva nota su Preti – come opera autografa del periodo napoletano, secondo quanto sembrava suggerire persino l’abbigliamento dei tre «patetici lazzaronì». Il taglio della composizione, insolito anche per un pittore amante degli scorci ravvicinati, ha indotto a ritenere che ci si trovasse di fronte ad un frammento ben ricavato da una composizione più vasta, pur essendo notevoli le dimensioni del dipinto. Sullo sfondo, inoltre, Marini (1974) individuava una scena di carità di sant’Agostino.
In realtà la composizione trova una sua adeguata collocazione fra le numerose scene pretiane focalizzate su protagonisti collocati in primissimo piano, contornati da figure – spesso soltanto teste – delineate a malapena sullo sfondo e i bordi della tela. Invertendo l’impostazione tradizionale della luce attraverso la sua concentrazione sullo sfondo dell’opera, tendenza che viene accentuandosi proprio a Napoli nel contesto del fecondo rapporto di scambio che matura con Giordano, Preti fornisce ancora una volta una interpretazione del tutto originale dell’interazione fra chiaroscuro caravaggesco e tradizione luministica veneta, così presente nella sua composita cultura: «un controluce caravaggesco immerso in plein-air di tono veneziano», come lo definì con felice sinteticità sempre Briganti (1951), sottolineandone l’esito particolarmente riuscito.
Mariella Utili – Mattia Preti tra Roma, Napoli e Malta – Electa Napoli, 1999