60 – Giuditta e Oloferne

 

Titolo: Giuditta e Oloferne
Anno: 1653 – 1654
Tecnica: Olio su tela
Dimensioni:   186×143
Città: Napoli
Collocazione: Musei e Gallerie di Capodimonte
Giuditta, giovane vedova ebraica, riuscì a sedurre il generale assiro Oloferne, che con le sue armate assediava la città di Betulia, e mentre questi era in stato di ebbrezza, dopo un banchetto, gli recise il capo con due colpi di spada. La morte di Oloferne costrinse gli Assiri a toglier l’assedio e a fuggire (Apocrifi).
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Quale fosse l’accoglienza riservata dai pittori napoletani a queste due tele del Cavaliere Calabrese per il di Somma – avvocato calabrese, nativo di Catanzaro e in contatto con Preti sin dall’aprile del ’53 (Spike 1998, p. 78) –  è narrato dal De Dominici, con il consueto fare romanzato. Dapprima vennero criticate le tinte troppo scure, che ne avrebbero determinato nel tempo un rapido deterioramento, ma alla fine lo stesso Giordano «allor giovane, ma che aveva gran sequela per la sua nuova maniera» ammise che vi «trovava molta bontà».
Di fronte alla particolare cruenza dell’episodio da raffigurare, Preti, pur con toni pacati, non sceglie mezze misure: colloca in primo piano il possente corpo di Oloferne col collo appena mozzato e ne descrive con cura le membra vigorose, destinando inoltre uguale attenzione alle lenzuola e ai panni che lo ricoprono e alla tappezzeria, restituiti alla loro suggestiva pittoricità dal restauro recente.
Giuditta sembra quasi relegata al secondo piano, se non ci fosse la luce, colpendola in pieno viso e sul busto scollato, a sottolinearne il ruolo di protagonista, neppure turbata dal suo gesto ma anzi grata al cielo per essere riuscita a liberare la sua gente dall’oppressore. Appena visibile è la serva sulla estrema sinistra, pronta ad accogliere il macabro trofeo.
Mariella Utili – Mattia Preti tra Roma, Napoli e Malta – Electa Napoli, 1999