11 – Susanna e i vecchioni

Susanna e i vecchioni

 

Titolo: Susanna e i vecchioni
Anno: 1635-1640
Tecnica: Olio su tela
Dimensioni:  120×170
Città: Firenze
Collocazione:  Fondazione Longhi

Il dipinto illustra l’episodio narrato nel libro di Daniele (13,15-25) della bella e casta Susanna che venne sorpresa durante il bagno da due anziani giudici in visita alla sua casa. I due infiammati di lussuria insidiarono la giovane donna con proposte oscene, ma al suo rifiuto l’accusarono falsamente e pubblicamente di adulterio. Condannata alla lapidazione, Susanna fu salvata dall’intervento del profeta Daniele che riuscì a smascherare i due calunniatori. Per il carattere educativo e il lieto fine che la caratterizza, la storia della virtuosa Susanna divenne un tema ricorrente nell’iconografia cristiana e nel Cinquecento e soprattutto nel Seicento, fu pretesto per la rappresentazione del nudo femminile.
Nel 1946 il quadro, che presentava diverse ridipinture, viene acquistato da Roberto Longhi per la sua collezione privata. Il critico ne affida il restauro a Mario Modestini, il quale, dopo aver eliminato le aggiunte presenti soprattutto nella figura di Susanna, porta alla luce una pittura in buone condizioni.
Interessanti sono i giudizi espressi successivamente dalla critica: Boschetto (1971), descrivendo l’opera, ne evidenzia le affinità stilistico-cronologiche con i perduti affreschi per la liberazione della peste di Napoli realizzati dal Preti tra il 1656 e il 1659; mentre Causa, non condividendo il confronto con gli affreschi per la peste, ritiene l’opera un esercizio giovanile (Causa 1972).
Più recentemente Gianni Papi (1998) ipotizza per il dipinto una datazione piuttosto precoce, osservando la qualità della superficie pittorica, compatta e definita, che ancora non ha «la velocità fluida» delle opere del tardo periodo romano e dei primi anni napoletani, indicando una datazione tra la fine del quarto e gli inizi del quinto decennio, per le affinità con il Tributo della Moneta di Brera (cfr. Spike 1999, n. 97), la Vocazione di San Matteo di Vienna (cfr. Spike 1999, n. 289), l’Incredulità di San Tommaso e la Resurrezione di Lazzaro di Palazzo Rosso a Genova (cfr. Spike 1999, nn. 44-45) tutte opere come la Susanna la cui cronologia si assesta tra la metà degli anni trenta e i primissimi anni quaranta, appartenenti a un periodo di profonda meditazione sulla lezione guercinesca e sulla grandiosità della pittura veneziana del Cinquecento.

A.S. – Vittorio Sgarbi – Mattia Preti – Rubbettino, Soveria Mannelli (CS), 2013