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Titolo: Nozze di Cana |
| Anno: 1655 cica | |
| Tecnica: Olio su tela | |
| Dimensioni: 203,2×226 | |
| Città: Londra | |
| Collocazione: National Gallery |
L’opera è dipinta su una tela a ordito semplice di medio spessore. Lo stato di conservazione è buono sebbene vi siano delle perdite sui bordi e in diverse parti della superficie, in particolare nella schiena del servitore in primo piano. Pentimenti sono visibili nell’architettura in alto a destra e nel vestito rosso della figura a sinistra. La preparazione marrone rimane visibile in molte parti del dipinto, dove funge da mezzo tono. Eseguita con un tocco rapido e virtuoso, l’opera ci mostra un pittore in una fase di grande maturità tecnica, in cui i problemi di composizione, illuminazione e scorci di figura sono abilmente risolti.
Venuto a mancare il vino nel convito nuziale, Cristo, seduto sulla destra accanto alla Madonna, indica ai servitori di riempire con acqua le giare di pietra che servivano per la purifìcazione dei Giudei. L’acqua è miracolosamente trasformata in vino e il maestro di tavola, forse l’uomo vestito di rosso a cui viene servita la coppa, a meno che non si tratti proprio dello sposo, rimane stupito che il vino migliore sia stato servito dopo quello meno buono. Il miracolo, narrato nel vangelo di Giovanni (2, 1-11), ebbe luogo a Cana di Galilea ed è il primo del ministero pubblico di Gesù. L’opera è concepita come quadro di galleria e non come dipinto di chiesa e fa parte di un genere praticato con assiduità da Preti non solo negli anni napoletani, quello delle scene di banchetto: sono numerose infatti le cene e i festini – di Assalonne, di Erode, del ricco Epulone e di Levi -, da lui dipinte. I modelli fondamentali per queste opere sono le tele di Veronese (per il taglio compositivo, per le tipologie fisionomiche, e persino per gli abiti dei protagonisti) ed il famoso dipinto di Rubens del Festino di Erode nella National Gallery of Scotland a Edimburgo, che si trovava in casa del ricchissimo mercante-collezionista fiammingo residente a Napoli, Gaspare Roomer (morto nel 1673), documentato come mecenate del Preti.
Venuto a mancare il vino nel convito nuziale, Cristo, seduto sulla destra accanto alla Madonna, indica ai servitori di riempire con acqua le giare di pietra che servivano per la purifìcazione dei Giudei. L’acqua è miracolosamente trasformata in vino e il maestro di tavola, forse l’uomo vestito di rosso a cui viene servita la coppa, a meno che non si tratti proprio dello sposo, rimane stupito che il vino migliore sia stato servito dopo quello meno buono. Il miracolo, narrato nel vangelo di Giovanni (2, 1-11), ebbe luogo a Cana di Galilea ed è il primo del ministero pubblico di Gesù. L’opera è concepita come quadro di galleria e non come dipinto di chiesa e fa parte di un genere praticato con assiduità da Preti non solo negli anni napoletani, quello delle scene di banchetto: sono numerose infatti le cene e i festini – di Assalonne, di Erode, del ricco Epulone e di Levi -, da lui dipinte. I modelli fondamentali per queste opere sono le tele di Veronese (per il taglio compositivo, per le tipologie fisionomiche, e persino per gli abiti dei protagonisti) ed il famoso dipinto di Rubens del Festino di Erode nella National Gallery of Scotland a Edimburgo, che si trovava in casa del ricchissimo mercante-collezionista fiammingo residente a Napoli, Gaspare Roomer (morto nel 1673), documentato come mecenate del Preti.
G. F. – Mattia Preti tra Roma, Napoli e Malta – Electa Napoli, 1999

