66 – Banchetto di Erode

 
Titolo: Banchetto di Erode
Anno: 1650-1655
Tecnica: Olio su tela
Dimensioni:   177,5×252,1
Città: Toledo
Collocazione: The Toledo Museum of Art
La crudele morte di San Giovanni Battista, decapitato per volere di Erodiade che istiga la figlia Salomè a chiederne la vita al re Erode, impegnato a soddisfare ogni sua richiesta, è trasformata da Preti in spunto per una rappresentazione tutt’altro che drammatica dell’episodio evangelico (Matteo 14,1-12). Un precedente immediato per questo tipo di raffigurazione del tema dovette essere il Banchetto di Erode di Rubens, presente a Napoli intorno al 1640, nella collezione del mercante fiammingo Gaspare Roomer, tela che secondo le fonti antiche fece grande impressione sui pittori locali per la «magia di quei vivi, e sanguigni colori con maravigliosa maestria adoperati» (De Dominicì, p. 35). Alla morte del fiammingo, l’opera di Rubens passò in eredità, insieme ad una novantina di altri dipinti, a Ferdinand van den Eynden, mercante egli stesso e figlio di Jan, socio in affari di Roomer. Secondo la narrazione del De Dominici, il van den Eynden – colpito da un dipinto con le Nozze di Cana che Preti aveva eseguito per il Roomer – diventò egli stesso committente del pittore, acquistandone numerosi dipinti per la sua galleria: un Ricco Epulone, una Crocifissione di san Pietro, una Decollazione di san Paolo e un Martirio di san Bartolomeo – questi ultimi tre da identificare nelle tele conservate rispettivamente a Birmingham, Houston e Manchester (New Harnpshire; Utili in Londra-Washington 1982-83, pp. 211-213) – un Cristo e l’adultera e infine, alcune storie della vita del Battista: una Predica davanti ad Erode, identificabile nel dipinto oggi in una collezione privata statunitense e un Banchetto di Erode, verosimilmente la tela di Toledo, di dimensioni simili alla precedente.
Mariella Utili – Mattia Preti tra Roma, Napoli e Malta – Electa Napoli, 1999