259 – Martirio di San Bartolomeo

  Titolo:   Martirio di San Bartolomeo
Anno: 
Tecnica: Olio su tela
Dimensioni: 203×284
Città:   L’Aquila
Collocazione:   Museo d’Arte Nazionale d’Abruzzo
Il terribile martirio cui fu sottoposto san Bartolomeo – apostolo e predicatore in India e Armenia dove, secondo la Leggenda aurea, venne scorticato vivo per volontà del re Astiage, che aveva cercato di indurlo ad adorare idoli pagani – è un soggetto caro alla cultura pittorica seicentesca. Le interpretazioni che ne fornì Ribera, su tela e all’acquaforte, dovettero essere note a Preti, che si richiama al naturalismo del pittore Valenzano – ben accetto, per altro, al gusto dei collezionisti locali – ma depurandolo dalle sue valenze più crude e realistiche. John Spike ha sottolineato (in New Haven 1987, p. 99) come, mentre prima dell’arrivo a Napoli Preti prediliga soggetti tratti dalla vita di Cristo e dalla Bibbia o episodi tipici della tradizione pittorica veneta del Rinascimento, una volta arrivato in città recepisca la nuova atmosfera e sia portato a scegliere temi più drammatici, anche per l’impatto rude con la grave pestilenza del 1656 e i suoi terribili effetti.
L’episodio del martirio viene descritto con dovizia di particolari, accentuando la drammaticità della scena attraverso un ben studiato uso della luce. In realtà, accanto a brani di più evidente naturalismo – dai più crudi come le membra scorticate, a quelli, più ricorrenti nel corso della sua produzione napoletana e ancora nel corso degli anni Sessanta, quali la resa di barbe, capelli o muscoli segnati dalle ombre -, proprio l’espressione estatica, poco realistica persino in un santo comunque sottoposto ad un atroce supplizio, riafferma con evidenza la cultura caratteristica di Preti: l’obiettivo prevalente resta quello di offrire una composizione di ben dosato equilibrio, capace di coinvolgere lo spettatore senza stravolgerlo.
Mariella Utili
Mattia Preti tra Roma, Napoli e Malta – Electa Napoli, 1999