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Titolo: Gesù e l’Adultera |
| Anno: fine quarto decennio – inizio quinto decennio | |
| Tecnica: Olio su tela | |
| Dimensioni: 114.7×186.4 | |
| Città: Zurigo | |
| Collocazione: Kunsthaus |
Mirabile composizione che, per le reminescenze caravaggesche e le riflessioni guercinesche e sul neovenezianismo di Sacchi e di Poussin, rientra appieno nella produzione giovanile di Mattia Preti collocabile tra la seconda metà degli anni trenta del Seicento e i primissimi anni del decennio successivo.
[…]
L’episodio evangelico della donna accusata di adulterio, condannata alla lapidazione e salvata da Gesù (Gv 8,3-11) è trattato con un taglio scenico arioso su un fondale architettonico di due quinte laterali che, aperte su un cielo striato di nubi, accolgono i due gruppi in cui si dividono i personaggi, da una parte l’adultera accusata, dall’altra Cristo inginocchiato e intento a scrivere a terra, e che tutti osservano incuriositi. L’attenzione è per lui e per il suo enigmatico gesto, tranne il giovane chinato alla sua destra e l’anziano in alto a destra di spalle, ma la sua figura appare quasi isolata. L’artificio di geometrie compositive semplici e lineari è tipico di Preti giovane, usato per dare uniformità alla rappresentazione ed evidenza narrativa al racconto.
Il soggetto di Gesù e l’Adultera è attestato nelle fonti letterarie ed è frequente nella produzione di Mattia Preti. Per le prime si registra una sola citazione ed è quella, ormai famosa, della descrizione di Bernardo De Dominici (1742-1745, III, p. 344) del quadro della «Donna Adultera di palmi dodici per traverso, ed otto di altezza» da lui stesso visto nella collezione napoletana di Ferdinando van den Eynden. Per le seconde si conoscono altri cinque dipinti autografi databili agli anni napoletani e maltesi (cfr. Spike 1999, nn. 58, 151, 193) – di cui uno disperso (cfr. Spike 1999, n. 344) e uno replicato (cfr. Spike 1999, n. 58v) -, tre copie di bottega (cfr. Spike 1999, nn. 58v 58c1 58c2, 151c1) e finanche un disegno d’après settecentesco (cfr. Spike 1999, n. 151c3).
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L’episodio evangelico della donna accusata di adulterio, condannata alla lapidazione e salvata da Gesù (Gv 8,3-11) è trattato con un taglio scenico arioso su un fondale architettonico di due quinte laterali che, aperte su un cielo striato di nubi, accolgono i due gruppi in cui si dividono i personaggi, da una parte l’adultera accusata, dall’altra Cristo inginocchiato e intento a scrivere a terra, e che tutti osservano incuriositi. L’attenzione è per lui e per il suo enigmatico gesto, tranne il giovane chinato alla sua destra e l’anziano in alto a destra di spalle, ma la sua figura appare quasi isolata. L’artificio di geometrie compositive semplici e lineari è tipico di Preti giovane, usato per dare uniformità alla rappresentazione ed evidenza narrativa al racconto.
Il soggetto di Gesù e l’Adultera è attestato nelle fonti letterarie ed è frequente nella produzione di Mattia Preti. Per le prime si registra una sola citazione ed è quella, ormai famosa, della descrizione di Bernardo De Dominici (1742-1745, III, p. 344) del quadro della «Donna Adultera di palmi dodici per traverso, ed otto di altezza» da lui stesso visto nella collezione napoletana di Ferdinando van den Eynden. Per le seconde si conoscono altri cinque dipinti autografi databili agli anni napoletani e maltesi (cfr. Spike 1999, nn. 58, 151, 193) – di cui uno disperso (cfr. Spike 1999, n. 344) e uno replicato (cfr. Spike 1999, n. 58v) -, tre copie di bottega (cfr. Spike 1999, nn. 58v 58c1 58c2, 151c1) e finanche un disegno d’après settecentesco (cfr. Spike 1999, n. 151c3).
Giorgio Leone – Vittorio Sgarbi – Mattia Preti – Rubbettino, Soveria Mannelli (CS), 2013

