152 – Morte di Didone

  Titolo:   Morte di Didone
Anno:  inizi settimo decennio
Tecnica: Olio su tela
Dimensioni:   239×209
Città: Chambéry
Collocazione:  Musée des Beaux Arts
Didone, primogenita di Belo, re di Tiro, era sposa del ricco e anziano Sicherba. La sua successione al trono, sebbene di diritto, fu contrastata dal fratello, Pigmalione, che con un inganno ne uccise il marito e divenne il nuovo re di Tiro. La donna, costretta alla fuga, giunse infine sulle coste libiche e ottenne da Iarba, re dei Getuli, il permesso di stabilirvisi e di fondare una nuova città, Cartagine, di cui divenne regina, conservando il voto di castità verso il defunto Sicherba.
[…]
In Virgilio, [invece], l’avvenente regina si innamora, con la complicità di Venere e di Eros, di Enea giunto a Cartagine. La notizia dell’amore tra loro giunge al re Iarba che, geloso per i rifiuti di Didone, invoca Giove che, tramite Mercurio, impone la nuova partenza all’eroe. Enea, dunque, lascia Cartagine. Didone, dopo un estremo e intenso incontro, maledice l’amante e invoca eterna inimicizia tra le loro progenie. Il risvolto tragico della vicenda avviene quando la regina, vista allontanarsi la flotta troiana e fatta costruire una pira sulla quale ardere ciò che la legava a Enea, accorgendosi che ancora ella gli apparteneva, disperata, dopo essersi inferta un colpo mortale, si lanciò nel fuoco (Eneide IV, 412).
[…]
La vicenda collezionistica della Morte di Didone di Chambéry è tra l’altro legata alla Giuditta, suo pendant, custodita nello stesso museo (cfr. Spike 1999, n. 18), con cui condivide misure, stile pittorico e considerazioni critiche. La rappresentazione di due episodi relativi a due valorose donne dell’antichità va iconograficamente interpretata come un contrapposto di carattere morale tra la disgrazia della pagana Didone e la virtù dell’ebrea Giuditta.
La storia dei due quadri è nota sin dal tempo di De Dominici (1742-1745). Il biografo, infatti, riferisce di una Giuditta e una Didone commissionati a Preti dal Duca Giordano di Monti Accolici, un ricco mercante napoletano, per il quale aveva già dipinto il Salomone e la Regina di Saba oggi a Rohrau (cfr. Spike 1999, n. 175).
A.S.
Vittorio Sgarbi – Mattia Preti – Rubbettino, Soveria Mannelli (CS), 2013
(nel testo: Mattia Preti, Il Cavalier Calabrese – Electa Napoli, 1999 l’immagine è riflessa n.d.r.)