153 – Giuditta mostra la testa di Oloferne agli ebrei

 

Titolo:   Giuditta mostra la testa di Oloferne agli ebrei
Anno:  Inizi settimo decennio
Tecnica: Olio su tela
Dimensioni:   239×318
Città: Chambery
Collocazione:  Musée des Beaux Arts
La Giuditta, insieme al suo pendant raffigurante la Didone (cfr. Spike 1999, n. 19), è citata da Bernardo De Dominici (1742-1745, III) nella vita del Cavalier calabrese. Il biografo riporta che i quadri erano stati commissionati a Mattia Preti dal «negoziante Giordano» poi «Duca di Monte Accolici», da identificare probabilmente con Carlo Giordano (De Gennaro, in Zezza 2008, p. 636 nota 118), ricco «mercante e credenzario della doana regia» (cfr. Confuorto 1679-1699, I, p. 81). I dipinti, come riporta lo stesso De Dominici, furono successivamente acquistati dal marchese Rinuccini che li inviò al proprio palazzo di famiglia a Firenze. Federico Fantozzi (1842) cita le due opere ancora presso la collezione Rinuccini, ma attribuendone la paternità a Rutilio Manetti. Qualche anno dopo i due dipinti furono acquistati dal barone Nestor Garrod per arricchire la sua collezione fiorentina e poi, per discendenza, passarono al nipote Hector Garrod, il quale nel 1863 donò entrambe le opere al Musée des Beaux-Arts di Chambéry.
La paternità delle opere a Mattia Preti fu restituita da Giulio Carotti (1911), anche se il quadro con Giuditta, in alcuni casi, fu erroneamente interpretato come raffigurante Erodiade (Carotti 1911; Chimirri, Frangipane 1914; Sergi 1927).
Nella Giuditta di Chambéry il Preti rivela una grande capacità narrativa: la protagonista, con atteggiamento distaccato, mostra al suo popolo la testa dell’oppressore; determinando un rumoroso fermento, in una notte di fuoco. L’esecuzione va posta agli inizi degli anni cinquanta del Seicento (Causa 1972; Utili, in Napoli 1984), quando la pittura di Preti, dopo il soggiorno modenese si fa più eloquente e sontuosa. Spike (1989; 1999), suggerisce una collocazione cronologica attorno al 1661, per la contiguità stilistica che egli intravede con gli affreschi di Valmontone (cfr. Spike 1999, n. 281) e con il ciclo di San Pietro a Majella a Napoli (cfr. Spike 1999, nn.137-138).
A.S.
Vittorio Sgarbi – Mattia Preti – Rubbettino, Soveria Mannelli (CS), 2013
(nel testo: Mattia Preti, Il Cavalier Calabrese – Electa Napoli, 1999 l’immagine è riflessa n.d.r.)