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Titolo: Tomiri immerge la testa di Ciro in un otre di sangue |
| Anno: inizi settimo decennio | |
| Tecnica: Olio su tela | |
| Dimensioni: 126,5×176 | |
| Città: Gioiosa Jonica (RC) | |
| Collocazione: Palazzo Amauri |
Regina di un popolo nomade dell’Asia centrale, Tomiri, per vendicare la morte del figlio Spargapise – giovane condottiero morto suicida per la vergogna, dopo essere caduto in un tranello tesogli da Ciro il Grande di Persia, che aveva causato uno sterminio fra la sua gente -, infierì sul corpo morto di Ciro, tagliandogli la testa e gettandola in un otre pieno di sangue umano (Erodoto 1,214)
L’atrocità dell’episodio viene esaltata dall’uso di un forte contrasto luministico e dalla luce che scolpisce in pieno la fronte rugosa del capo reciso di Ciro, al centro della composizione. Come nella tela pendant – Sofonisba che prende il veleno – il manto rosso di Tomiri e l’intenso color ocra di quello del personaggio sulla sinistra sono le due uniche note cromatiche forti in un insieme di tonalità basse; anche in questo caso compaiono un piccolo negretto nelle vesti di paggio che regge l’otre, e l’armigero piumato con la corazza accesa da bagliori di luce, tipico espediente luministico caro a Preti. L’uomo col turbante – anche questa soluzione formale ampiamente ripresa da Preti con continuità, soprattutto nella fase avanzata della sua produzione – presenta forti analogie con il vecchio Abramo che scaccia Agar nel dipinto di collezione privata e con il Cimone della tela con la Carità romana (cfr. scheda n.260) cui rimandano pure le lumeggiature sulle vesti ocra.
L’atrocità dell’episodio viene esaltata dall’uso di un forte contrasto luministico e dalla luce che scolpisce in pieno la fronte rugosa del capo reciso di Ciro, al centro della composizione. Come nella tela pendant – Sofonisba che prende il veleno – il manto rosso di Tomiri e l’intenso color ocra di quello del personaggio sulla sinistra sono le due uniche note cromatiche forti in un insieme di tonalità basse; anche in questo caso compaiono un piccolo negretto nelle vesti di paggio che regge l’otre, e l’armigero piumato con la corazza accesa da bagliori di luce, tipico espediente luministico caro a Preti. L’uomo col turbante – anche questa soluzione formale ampiamente ripresa da Preti con continuità, soprattutto nella fase avanzata della sua produzione – presenta forti analogie con il vecchio Abramo che scaccia Agar nel dipinto di collezione privata e con il Cimone della tela con la Carità romana (cfr. scheda n.260) cui rimandano pure le lumeggiature sulle vesti ocra.
Mariella Utili
Mattia Preti tra Roma, Napoli e Malta – Electa Napoli, 1999

