617 – Cristo e la Cananea

 

Titolo: Cristo e la Cananea
Anno: 1646-1647
Tecnica: Olio su tela
Dimensioni: 235 x 235
Città: 
Collocazione: Collezione privata
Una giovane signora abbigliata sfarzosamente, con le spalle e il capo coperti da un prezioso velo di seta ricamato alla veneziana, si rivolge a Cristo indicando un cagnetto con la mano destra. La vispa bestiola ci permette di identificare la fanciulla con la pagana Cananea, presentata nell’atto di implorare la guarigione della sua figlioletta indemoniata (Marco 7, 24-30; Matteo 15,21- 28). Gesù, colpito dalla grandezza della fede della donna, avrebbe di lì a poco esaudito le sue suppliche, nonostante ella pregasse un altro dio e non frequentasse il Tempio.
La composizione, gremita di figure, è serrata alle estremità dai sei apostoli che intercessero in favore della fanciulla fenicia e dalla rappresentazione della sua magnifica corte, composta da un paio di dignitari in alta uniforme, da un elegante servitore moro e da tre ancelle velate o inturbantate, memori della pittura romana e napoletana di Jusepe de Ribera, Massimo Stanzione e Artemisia Gentileschi.
Questo straordinario dipinto, denso di spunti teologici e filosofici, costituisce fuor di dubbio una delle aggiunte più significative al catalogo di Mattia Preti all’indomani dell’ultima mostra dedicata all’artista, curata da Giorgio Leone nel 2015. L’opera, ancora offuscata da un consistente strato di sporcizia e di vernici ossidate, può infatti essere inclusa nel novero dei capolavori del Cavalier Calabrese, che la realizzò nella capitale papale verso il 1646-1647. Tale cronologia è qui suggerita alla luce dell’evidenza stilistica della pittura e sulla base di solide tracce documentarie.
[…]
L’insistito e originalissimo venetismo del Cristo e la Cananea induce dunque a collocarne l’esecuzione all’indomani del proficuo soggiorno che Mattia aveva condotto in laguna, verosimilmente tra la fine del 1643 e gli ultimi mesi del 1645, almeno stando ai preziosi termini inter quos offerti dai documenti. Di tale viaggio, ancora privo di riscontri archivistici e di testimonianze materiali dirette, parlano tuttavia le fonti e lo stile dei numerosi dipinti “neoveneti” che il Calabrese realizzò a partire dal secondo lustro degli anni Quaranta.
Yuri Primarosa
In: Il Trionfo dei sensi – Nuova luce su Mattia e Gregorio Preti – a cura di Yuri Primarosa, De Luca Editori d’Arte, Roma 2018, p. 65 e ss.