D28 – Cavaliere di Malta

Cavaliere di Malta.
Verso della decollazione di San Giovanni il Battista (Cav. A. Pagullo)
Sanguigna su carta,
mm. 400×250
XVII secolo (settimo decennio)
Valletta, National Museum of Fine Arts (Heritage Malta),
inv.311-2

 

La figura di Fra A. Pagullo seduta alla destra della finestra ovale ai piedi del sesto scomparto della volta della Co-Cattedrale di San Giovanni è, con poche varianti, il risultato finale dello studio a sanguigna. Preti ha scelto di mantenere la posa leggermente “contrapposta” enfatizzata dal braccio sinistro in diagonale che attraversa la parte superiore del corpo e dalla lunga spada di cui impugna l’elsa nella mano destra. La palma del martirio, nella versione del disegno tenuta delicatamente nella mano sinistra, nel dipinto viene sostituita da uno scudo scorciato decorato con una croce monocroma dell’Ordine. Le modifiche apportate da Preti includono anche le braccia senza maniche, contrariamente alle lunghe maniche che coprono le braccia disegnate, ed il mantello azzurro sulla coscia destra del cavaliere, che va così a sostituire i pantaloni”. Un’altra differenza rispetto al disegno originale è il cambiamento di direzione delle gambe che, nella versione dipinta, puntano verso il lato destro dell’ osservatore, mentre quelle nel disegno sono orientate più frontalmente.

Siccome Preti aveva in mente che la figura del cavaliere figurasse tra i 24 santi ed eroi dell’Ordine rappresentati a coppie ai piedi di ciascuno dei sei scomparti, realizzò un punto di vista da sotto-in-su in conformità  con l’altezza che sarebbe stata percepita. Infatti per questa serie di personaggi ha utilizzato una soluzione semplice ed efficace in cui i busti ed i volti delle figure sembrano essere visti da sotto, mentre le loro ginocchia sono viste da un punto di vista quasi frontale. Ciò richiama alla mente il metodo disegnativo di Preti che, secondo la biografia di Bernardo De Dominici, implicava il collocare il modello vivo su una piattaforma rialzata. Una volta fissati su carta o su tela, il risultato sarebbe stato vedere come da un punto di vista basso la figura o il gruppo di figure in posa. Questa tecnica non venne utilizzata soltanto per i dipinti da soffitto e parete a grandi altezze, dove esigenze ottiche avrebbero richiesto l’uso di una prospettiva appropriata e deformazioni intenzionali per una corretta leggibilità  da parte dello spettatore. Preti non si è mai distaccato veramente da queste sbalorditive angolazioni acute di scorcio che i principali artisti del Rinascimento Veneziano del Tardo Sedicesimo Secolo dominarono in modo così eccellente.

Fra Pagullo è collocato in un modo che è praticamente la posizione della firma di Preti. Per menzionare soltanto un numero trascurabile di esempi tra i molti, ciò è adottato nella autoritaria figura di Cristo nella “Conversione di San Paolo” (Cattedrale di Mdina, 1682), nel “Cristo Fulminante (La Visione di San Domenico)” (Chiesa di San Domenico, Taverna, 1680 circa) e nell”’Intercessione di Santa Barbara” (Chiesa di Santa Barbara, Taverna, 1688). In maniera coerente con il suo esteso corpus di disegni, il disegnoschizzo di Preti di uno degli Eroi dell’Ordine è una fresca esecuzione a sanguigna, ma essa è stata preceduta da una grande riflessione sull’iconografia individuale del cavaliere e sulla sua collocazione spaziale e tematica all’interno dello schema della volta.

Come i suoi vicini in pittura, la figura del cavaliere è ben lontana dall’essere rigorosamente seduta. La sua è una posa agitata determinata dalle direzioni opposte di differenti parti del corpo: il volto girato verso la sua destra, la parte superiore del corpo verso sinistra, la gamba destra spostata verso destra. Preti scelse di incrementare la curva del “contrapposto” quando arrivò a dipingere il Cavaliere Pagullo ai piedi dello scomparto cambiando la direzione della gambe. Nonostante ne abbia riconosciuto l’efficacia visiva, egli non modificò il braccio destro del cavaliere, che attraversa in diagonale il torso verso la destra dello spettatore e che è controbilanciato dalla torsione verso sinistra della testa. Questo particolare dettaglio emerge con una certa intensità  in altri esempi creati dalla virtuosa mano di Preti come i disegni a sanguigna di “San Giovanni il Battista” (British Museum, Londra) ed altri raffiguranti lo stesso santo conservati allo Statens Museum for Kunst, Copenaghen”. La comparabilità  della posizione delle gambe di questi due e dello studio di Valletta non può passare inosservata. Quando visto nel suo insieme, per esempio insieme agli altri eroi e santi così vigorosamente presenti, la figura del cavaliere – disegnata o dipinta – si addice perfettamente all’ osservazione di Daniela Oliveti che i gruppi e le figure di Preti ruotano su se stesse a creare spirali, movimenti circolari, pose, ribaltamento degli assi prospettivi, nella logica di una comunicazione interattiva.

A giudicare dallo stato di non finito della spada, delle mani, dei piedi, e di alcune aree del vestito del cavaliere, sarebbe credibile presupporre che Preti, al momento del disegno, si sia concentrato di più sulla posa generale della figura leggermente inclinata così come sugli effetti di modulazione della luce soffusa. Laddove un sottile tratteggio a righe crea il piano di sfondo e la leggera profondità  riservata al cavaliere, tocchi più spessi e più vicini e gradazioni tonali vengono riservate per la definizione delle ossa e dei muscoli delle forti gambe e del viso. Contorni spezzati-sottili, che si attenuano fino a virtualmente diminuire, ed energici contorni con essi contrastanti, sia definiscono che costruiscono in maniera naturale il corpo del cavaliere.

E’ stata questa stessa abile mano ad aver prodotto i comparabilmente più finiti studi per S. Flora e S. Nicasio”, che hanno la stessa destinazione di quella prevista per il Cavaliere Pagullo. Essi sono caratterizzati da una struttura più chiara e da una linearità  decisa. Sono meno esplorativi nel sentimento, apparentemente rivelando che Preti avrebbe potuto essere ad uno stadio più avanzato quando li ha eseguiti, mentre il livello di finitezza del disegno di Valletta suggerisce che egli potrebbe essere stato un gradino o due indietro. Di maggiore o minore entità , ed appartenente alla stessa fase di lavoro, è un altro studio per un eroe dell’Ordine che si trova all’ Ashmolean Museum, Oxford”.

Il sospetto che il disegno del Cavaliere Pagullo potrebbe aver rivelato in loco, durante l’effettiva esecuzione del sesto scomparto, non è non plausibile se la relativa incompletezza del disegno dovesse aumentare la sua ammissibilità  come una rapida cattura a carboncino su carta. Le chiazze ad olio e le poche macchie scure sulla carta potrebbero in realtà  fortificare questa ipotesi. Questi sono i segni rimanenti della vulnerabilità  del disegno non soltanto nei confronti del passaggio del tempo, ma della sua vicinanza all’attiva area di lavoro di Preti, dove era inevitabile che avvenissero fuoriucite di pittura ad olio e di altri materiali artistici. Le tante pieghe e gli sporadici acuti solchi subiti dal foglio di carta suggeriscono forse anche una frequente manipolazione. Sarebbe opportuno allora riportare alla mente il fatto che il disegno del cavaliere è sul retro della “Decollazione di San Giovanni il Battista”. Dal momento che quest’ultimo è servito come fonte per un dipinto su tela, uno si può immaginare che questo particolare foglio di carta, che presumibilmente era stato utilizzato per due commissioni diverse, debba essere stato spostato in maniera considerevole”.

Bernardine Scicluna
MATTIA PRETI  1613-2013 Della Fede e Umanità, Abramo, 2013 pg. 74-77


La stessa figura, con lievi modifiche, appare sulla destra della finestra, sotto la scena della decollazione in San Giovanni.

Luigi Tassoni, MATTIA PRETI E IL SENSO DEL DISEGNO, Moretti & Vitali, Bergamo, 1990