Studio per San Bartolomeo (recto)
Studio per angelo a mezzobusto (verso)
Sanguigna, matita nera (recto), matita nera (verso),
mm. 204×242 (con cornice). 1651-1652.
Filigrana: cerchio con aquila inscritta
Iscrizione sul controfondo rimosso a matita: del calabrese e a penna 12
Venezia, gallerie dell’Accademia, gabinetto dei disegni e stampe,
inv. 555

Precedentemente inventariato come opera di scuola veneziana dei secoli XVI-XVII, il foglio è attribuito a Mattia Preti da Simonetta Prosperi Valenti Rodinò nel 1989, la quale lo pone subito in relazione agli affreschi realizzati dal pittore calabrese nella cupola della chiesa del Carmine a Modena, oggi intitolata a San Biagio.
Sul recto è lo studio per San Bartolomeo, eseguito a sanguigna e matita nera, preparatorio per il particolare affrescato nella fascia più bassa della cupola, dove trovano spazio numerosi altri santi circondati da angeli che reggono simboli iconografici. Il Santo, seduto sulle nubi, è reso con un tratto dinamico e “arruffato”, caratterizzato da un soprapporsi di linee, in un aspetto molto vicino a quello finale dell’affresco, dove sarà però modificato in minimi particolari, quali la presenza del pugnale nella mano sinistra, piuttosto che nella destra, e l’occultamento del ginocchio destro, nervosamente accennato nel disegno, in virtù di una correzione di posa nella figura affrescata. Sul verso dello stesso foglio è invece raffigurato un angelo a mezzo busto, eseguito a matita nera e considerato studio parziale per la figura dell’angelo riprodotto fra le nuvole, al di sotto del Padre Eterno, nella stessa cupola modenese. Il disegno, emerso nel corso di un restauro effettuato nel 1987, risulta più accademico di quello sul recto e privo di varianti rispetto alla resa pittorica finale. Il foglio di Venezia è dunque inserito nell’interessante gruppo di studi preparatori ricondotti nel corso degli anni agli affreschi della chiesa modenese, tra cui sono i disegni del Museo di Capodimonte individuati da Raffaele Causa (1952), il foglio con Il Padre Eterno conservato al Louvre (Vitzthum-Monbeig- Coguel 1967), e uno studio per il San Giovanni evangelista in collezione privata a Roma reso noto da Martinelli (1972). Tali opere grafiche testimoniano una “esemplificazione del metodo disegnativo di Mattia Preti nello sviluppo più ampio dell’ideazione di un ciclo pittorico” (Muzii, in Utili 1999, pp. 72, 212-217):
La datazione degli affreschi di Modena è ormai fissata, grazie a ritrovamenti documentari, tra i14 ottobre del 1651 e il 28 marzo 1652 (Mancini 1998; Spike 1999), arco cronologico entro il quale possono datarsi i disegni, caratterizzati da uno stile che, secondo il parere della critica, mostra forti affinità con le esperienze romane ed emiliane, diffondendo un linguaggio collegato alle opere del Domenichino e di Lanfranco. Ai citati richiami stilistici Marini aggiunge un possibile rapporto tra Mattia Preti e Gian Lorenzo Bernini, in particolare con le sculture della Fontana dei Quattro Fiumi di Piazza Navona, che veniva inaugurata nel mese di giugno del 1651, rintracciando similitudini tra le pose delle divinità fluviali e alcuni dei personaggi raffigurati sulla cupola modenese e proponendo, ad esempio, un legame, seppure in controparte, tra il San Bartolomeo e la personificazione del Gange. I disegni di Venezia, a differenza degli esempi di Napoli e Parigi, propongono lo studio di figure singole, con una particolare attenzione alla ripresa dal vero, come nel San Bartolomeo, caratterizzato da un effetto di fisicità ottenuta attraverso la forma solida e gli effetti della luce (Prosperi Valenti Rodinò 1989). L’angelo del verso si presenta, invece, tecnicamente più accurato e definito nel segno, a tal punto da trasmettere, “per la sua delicatezza nei tratti, la sua capigliatura vaporosa e il suo incarnato quasi palpabile, la sensazione che si tratti di un lavoro pittorico” (Corace 1995).
Cecilia Perri
MATTIA PRETI 1613-2013 Della Fede e Umanità, Abramo, 2013 pg. 65
Studio per San Bartolomeo
La figura del santo compare, seduta fra le nuvole, nell’affresco per la cupola della Chiesa di San Biagio a Modena, eseguito nel 1651-1652, solo che il pittore elimina qui il ginocchio destro e sposta il pugnale nella mano sinistra.
Studio per angelo a mezzo busto
Il particolare, emerso nel corso del restauro per il distacco dal controfondo, si riferisce all’angelo, sempre nella cupola di San Biagio a Modena, affrescato sotto il Padre Eterno.
Luigi Tassoni, MATTIA PRETI E IL SENSO DEL DISEGNO, Moretti & Vitali, Bergamo, 1990
(recto)
Lo Studio del San Bartolomeo sul recto è preparatorio per il particolare affrescato nella cupola di San Biagio a Modena, nella fascia bassa ove compare tra gli altri protagonisti del Nuovo Testamento. L’atteggiamento del Santo, seduto sulle nubi, sarà modificato nella versione affrescata in minimi dettagli: la mano sinistra impugnerà il pugnale qui nella destra, il ginocchio destro subirà una correzione di posa. Lo studio nel verso – riscoperto dopo il restauro del 1987 – è ugualmente preparatorio per un altro particolare di questa decorazione: la figura dell’angelo immediatamente al di sotto del Padre Eterno.
(verso)
Pur di carattere sperimentale per il segno fluido e arruffato, questo studio appare quale ripresa dal vero per la resa plastica; più accurato, invece, il disegno nel verso che coniuga suggestioni naturalistiche, già proprie del linguaggio pretiano, con certa soavità tributaria del gusto bolognese ed emiliano. Per la filigrana, cfr. Briquet n. 208, Pisa 1575-1579.
Rossana Muzii, Mattia PRETI tra Roma, Napoli e Malta, Electa Napoli, 1999 pag. 216
