Figura maschile seminuda seduta, il volto rivolto verso l’alto (verso). Sanguigna su carta, mm. 285×183
XVII secolo (settimo decennio).
Taverna, Museo Civico
I due fogli hanno circolato in tempi relativamente recenti sul mercato antiquario con l’attribuzione a Mattia Preti, motivata da confronti con il San Girolamo a Senglea (Malta), Collegiata della Vergine Maria, Sala Capitolare (su cui cfr. Spike 1999, cat. 420) e con opere di Preti eseguite a Malta nel corso del settimo decennio come il famoso ciclo di Storie di San Giovanni Battista per la Concattedrale di San Giovanni a Valletta.
Sul piano della tecnica l’impiego della sanguigna, acquerellata o non, è usuale in Preti e si riscontra in numerosi suoi fogli noti alla critica (cfr. Corace 1995, pp. 59-61, 77, 85, 90, etc.). Il disegno in discussione sembra pertinente a una tipologia di studi ricorrente nella prassi operativa di Preti: egli disegna con tratti netti e piuttosto spessi gli elementi posturali e compositivi delle figure e lascia i dettagli fisionomici ad uno stadio poco più avanzato dell’abbozzo, ma li definisce e li lumeggia con una eccezionale forza di sintesi.
Se si può accettare che esista un rapporto – per la verità non strettissimo – con il San Girolamo di Senglea per il disegno al recto del foglio, va forse messa in discussione l’idea che esso raffiguri San Girolamo. L’animale accucciato in primo piano ai piedi della figura potrebbe non essere un leone bensì un cane, e a questo punto la figura potrebbe essere un primo studio per il San Domenico dipinto da Preti a destra nel registro inferiore della Visione di San Domenico a Taverna, San Domenico (cfr. Spike 1999, p. 91, tav. LXXXIII). E infatti, a prescindere dalle molte varianti insite in un prodotto grafico ‘aperto’ come quello qui in discussione, il legame tra il foglio e il San Domenico del dipinto di Taverna sembra piuttosto stringente.
Per quanto riguarda lo studio al verso del foglio, un rapporto non del tutto casuale sembra istituibile con la figura di San Luca in uno dei peducci della cupola di San Biagio a Modena (cfr. Spike 1999, p. 48, tav. XXI). La posizione del busto nel disegno è ribaltata rispetto all’analogo dettaglio nell’affresco ma è di fatto speculare, mentre la posizione delle gambe è praticamente identica. Se queste similitudini possono prestarsi anche a interpretazioni diverse da quelle qui offerte, è innegabile che in entrambi gli studi del disegno qui in discussione sia tipica di Preti la scelta delle posture sghembe delle figure, di retaggio neoveneto, che conferisce loro un teso ed espressivo dinamismo.
Riccardo Lattuada
MATTIA PRETI 1613-2013 Della Fede e Umanità, Abramo, 2013 pg. 62
(vedi anche la scheda D25 ove si trova il recto dello stesso foglio)
