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Titolo: Giobbe |
| Anno: 1645 – 1655 | |
| Tecnica: Olio su tela | |
| Dimensioni: | |
| Città: Spoleto | |
| Collocazione: ‘Fondazione Marignoli di Montecorona |
Il dipinto è la prima prova di Mattia Preti su questo soggetto biblico, in seguito replicato più volte: Giobbe semisdraiato, coperto solo da un perizoma bianco, nel letamaio dove si era rifugiato dopo essere stato allontanato di casa dalla moglie, insofferente per le piaghe nauseabonde che lo ricoprivano. Nei dipinti successivi, Mattia Preti ha sempre prediletto una formula più descrittiva e ha accostato a Giobbe i tre amici che vanno a rendergli visita e con i quali l’uomo intraprende una discussione filosofica sull’origine del male: così nell’articolata composizione della bella tela con Giobbe visitato dagli amici che si trova presso i Musées Royaux des Beaux Arts de Belgique di Bruxelles (Spike 1999, n. 11) [scheda n. 130].
[…]
La composizione spoletina ha un formato verticale e un taglio estremamente ravvicinato che portano Giobbe a occupare in altezza la quasi totalità dello spazio pittorico, risparmiando solo un quarto della tela, che è occupato da un personaggio femminile con il capo coperto e l’ampio décolleté accompagnato da una sottile collana. Sul capo di questa figura, con reminiscenze guercinesche, si addensano le ombre che costruiscono il volume in corrispondenza degli occhi e del collo, mentre un lembo di cielo percorso da nubi arrossate dalla luce serotina fa da sfondo. La figura di Giobbe è incorniciata da una quinta scura che spinge in avanti con grande forza espressiva il corpo: il volto sofferente, con gli occhi persi nella paziente meditazione sul male e la fronte stempiata attraversata dalle rughe, è un momento di profondissima riflessione sulla lezione di Caravaggio. L’anatomia del personaggio è uno straordinario brano di naturalismo, con l’antico modello caravaggesco rivitalizzato attraverso l’esperienza riberesca: la luce limpida scorre sul petto di Giobbe descrivendone deformità e secchezza, mentre le ombre scavano le forme. Il perizoma si strizza in pieghe scomposte e non si sottrae alla verità della cruda descrizione: il candore della stoffa è insudiciato dai rifiuti del letamaio nel quale è Giobbe, e nasce così un frammento di pittura magistrale in cui il dettaglio naturalistico sembra essere già acceso dal brillante cromatismo di ascendenza veneta già negli occhi di Mattia Preti.
[…]
La composizione spoletina ha un formato verticale e un taglio estremamente ravvicinato che portano Giobbe a occupare in altezza la quasi totalità dello spazio pittorico, risparmiando solo un quarto della tela, che è occupato da un personaggio femminile con il capo coperto e l’ampio décolleté accompagnato da una sottile collana. Sul capo di questa figura, con reminiscenze guercinesche, si addensano le ombre che costruiscono il volume in corrispondenza degli occhi e del collo, mentre un lembo di cielo percorso da nubi arrossate dalla luce serotina fa da sfondo. La figura di Giobbe è incorniciata da una quinta scura che spinge in avanti con grande forza espressiva il corpo: il volto sofferente, con gli occhi persi nella paziente meditazione sul male e la fronte stempiata attraversata dalle rughe, è un momento di profondissima riflessione sulla lezione di Caravaggio. L’anatomia del personaggio è uno straordinario brano di naturalismo, con l’antico modello caravaggesco rivitalizzato attraverso l’esperienza riberesca: la luce limpida scorre sul petto di Giobbe descrivendone deformità e secchezza, mentre le ombre scavano le forme. Il perizoma si strizza in pieghe scomposte e non si sottrae alla verità della cruda descrizione: il candore della stoffa è insudiciato dai rifiuti del letamaio nel quale è Giobbe, e nasce così un frammento di pittura magistrale in cui il dettaglio naturalistico sembra essere già acceso dal brillante cromatismo di ascendenza veneta già negli occhi di Mattia Preti.
S.S.
Mattia Preti tra Caravaggio e Luca Giordano – Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo (MI), 2013
Mattia Preti tra Caravaggio e Luca Giordano – Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo (MI), 2013

