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Titolo: Cristo e l’adultera |
| Anno: | |
| Tecnica: Olio su tela | |
| Dimensioni: 127×93 | |
| Città: L’Aqulila | |
| Collocazione: Museo d’Arte Nazionale d’Abruzzo |
Il quadro di Mattia Preti, almeno fino al 1938, quando lo vide Enzo Carli, si trovava presso la dimora dei Cappelli a San Demetrio, e faceva parte di una piccola ma raffinata quadreria formata da opere di maestri napoletani del Seicento, tra cui Cavallino, Vaccaro, Solimena, De Mura e Santafede.
Il quadro è stato erroneamente identificato da Corace con quello, di uguale soggetto, che De Dominici descrive tra le commissioni eseguite da Mattia Preti per conto del mercante d’arte Ferdinando van den Eynden. Le misure del dipinto sono però del tutto difformi da quelle riportate nel racconto del biografo: la Donna Adultera di van den Eynden era di palmi dodici per traverso, ed otto in altezza, e quindi si sviluppava in larghezza, e non in altezza, ed era comunque grande circa il doppio rispetto a quello dell’Aquila. Inoltre quest’ultimo costituisce il pendant del Cristo della moneta [scheda n. 225], di identiche dimensioni, conservato nello stesso Museo Nazionale. I due dipinti, per la verità poco noti, sono infatti analoghi sul piano tecnico-esecutivo, avendo le stesse qualità cromatiche e stilistiche, e sono dunque stati realizzati in coppia, cosa non rara nella produzione di Mattia Preti. Esiste, tra le altre, una versione di questo dipinto in una collezione privata maltese, dichiarata autografa da Causa e Freedberg, la cui analisi risulta assai compromessa per gli estesi interventi di restauro subiti dal quadro.
[…]
L’affievolirsi delle sagome sullo sfondo suggerisce l’arretramento degli scribi e dei farisei, che quasi annichiliti dalla risposta ottenuta dalla loro provocazione « … se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani fino agli ultimi» ed è un espediente, questo, che accentua la dinamica interna al quadro. Lo sguardo misericordioso del Cristo che ha già perdonato la donna, è l’elemento essenziale del dipinto che Preti riesce a sintetizzare sul piano figurativo in modo straordinario.
Il quadro è stato erroneamente identificato da Corace con quello, di uguale soggetto, che De Dominici descrive tra le commissioni eseguite da Mattia Preti per conto del mercante d’arte Ferdinando van den Eynden. Le misure del dipinto sono però del tutto difformi da quelle riportate nel racconto del biografo: la Donna Adultera di van den Eynden era di palmi dodici per traverso, ed otto in altezza, e quindi si sviluppava in larghezza, e non in altezza, ed era comunque grande circa il doppio rispetto a quello dell’Aquila. Inoltre quest’ultimo costituisce il pendant del Cristo della moneta [scheda n. 225], di identiche dimensioni, conservato nello stesso Museo Nazionale. I due dipinti, per la verità poco noti, sono infatti analoghi sul piano tecnico-esecutivo, avendo le stesse qualità cromatiche e stilistiche, e sono dunque stati realizzati in coppia, cosa non rara nella produzione di Mattia Preti. Esiste, tra le altre, una versione di questo dipinto in una collezione privata maltese, dichiarata autografa da Causa e Freedberg, la cui analisi risulta assai compromessa per gli estesi interventi di restauro subiti dal quadro.
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L’affievolirsi delle sagome sullo sfondo suggerisce l’arretramento degli scribi e dei farisei, che quasi annichiliti dalla risposta ottenuta dalla loro provocazione « … se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani fino agli ultimi» ed è un espediente, questo, che accentua la dinamica interna al quadro. Lo sguardo misericordioso del Cristo che ha già perdonato la donna, è l’elemento essenziale del dipinto che Preti riesce a sintetizzare sul piano figurativo in modo straordinario.
M. C.
Mattia Preti, Il Cavalier Calabrese – Electa Napoli, 1999

