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Titolo: Allegoria dei cinque sensi |
| Anno: 1642 – 1643 | |
| Tecnica: Olio su tela | |
| Dimensioni: 200×396 | |
| Città: Roma | |
| Collocazione: Galleria Nazionale d’Arte Antica di Palazzo Barberini |
Il dipinto è probabilmente identificabile con un’opera citata nell’inventario della collezione del principe Maffeo Barberini del 1668, dove viene descritto «Un quadro p. largo, con diversi ritratti, chi sona, chi canta, chi gioca, chi beve, chi habba [gabba] il compagno, lungo p. 14 alto p. 18 in circa con cornice liscia, oro e una mano di Mattia il Calabrese» (Lavin 1975; De Vito 1985, p. 7). Longhi, il primo a proporre il nome di Mattia Preti, data l’opera al 1643, o subito dopo, durante il primo soggiorno romano dell’artista (Longhi 1961); De Vito (1985) la anticipa invece al 1642, prima dell’avvenuta elezione di Preti a Cavaliere di Obbedienza, carica che avrebbe esonerato il pittore dall’eseguire temi di questo genere. La scena di taverna che vi è raffigurata è stata interpretata anche come una rappresentazione allegorica dei cinque sensi, così ravvisabili: il Gusto, nell’uomo che versa il vino; l’Udito, nei quattro musici; l’Olfatto, nel fumatore; la Vista, nell’uomo che indica le cinque dita; il Tatto, ravvisabile infine nella Buona Ventura a destra (De Vito 1985, p, 9), Al centro, in basso, un ritratto di uomo, molto probabilmente lo stesso Preti, si rivolge verso lo spettatore. Un dipinto di soggetto analogo è conservato oggi all’Accademia Albertina di Torino; si tratta della Scena conviviale, eseguita probabilmente da Preti in momento precedente a quello del dipinto di Palazzo Barberini: mentre l’opera torinese è ancora molto legata come schema di rappresentazione ai modi caravaggeschi, nel dipinto romano è invece percepibile l’interesse del pittore calabrese verso l’arte di Giovanni Lanfranco,
M. C. G.
Mattia Preti, il Cavalier Calabrese – Electa Napoli, 19990
John T. Spike in:
“Mattia Preti a cura di Erminia Corace” attribuisce quest’opera a Gregorio Preti.

