267 – Il ratto di Ganimede

  Titolo:   Il ratto di Ganimede
Anno:  1640 circa
Tecnica: Olio su tela
Dimensioni: 85,3×74
Città:  Roma
Collocazione:   Galleria Pallavicini
Per i tre dipinti [schede n. 241, 242 e 267], è stata segnalata una provenienza dalle collezioni di casa Colonna, sulla base di una citazione contenuta nel Catalogo dei quadri … del principe Filippo III, stampato a Roma nel 1783 (p. 160, n. 1250; Zeri 1959, pp. 198-199). Qui sono elencati, in una «stanza della toletta», quattro quadri di «circa 4 per alto rappresentanti quattro ratti, primo di Ganimede, secondo di Proserpina, terzo di Endimione, quarto di Europa», attribuiti al «cavalìer Manenti Napolitano scolare di Lanfranco», con un fraintendimento del nome e della provenienza del nostro pittore e d’altro canto con una interessante sottolineatura della matrice stilistica, ravvisata in seguito anche dalla storiografia moderna, a cui Preti si ispira nella realizzazione delle piccole tele mitologiche.
[…]
… il fanciullo, futuro coppiere degli dei, è vestito anziché nudo, ad incarnare, come spiega la dedica a Reginald Pole, una allegoria del perfetto equilibrio fra i sensi e la ragione.
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Il destino regale degli esseri umani oggetto dei ratti da parte degli dei, la nota di abbandono nel caso del Ratto di Ganimede, conferita dalla posa distesa del giovane, che abbraccia l’aquila, il tono vagamente festoso conferito agli altri due rapimenti dalla presenza dei Cupidi, indurrebbe a leggere nella serie di dipinti una allusione ad un matrimonio di rango. Per uno scopo del genere, Preti, pur non abbandonando in esempi quasi contemporanei la pratica del caravaggismo, adotta, forse giudicandoli più pertinenti ai temi e all’occasione, i modi della cultura neoveneta, di lì a poco riproposti per altre tele a soggetto mitologico, come il Trionfo di Sileno (scheda n. 7)e l’Allegoria del trionfo d’Amore (scheda n. 253) per Antonio degli Effetti.
F. C.
Mattia Preti, Il Cavalier Calabrese – Electa Napoli, 1999