254 – Morete di Catone

  Titolo:   Morte di Catone
Anno:  1640 circa
Tecnica: Olio su tela
Dimensioni: 
Città:
Collocazione:   Collezione privata
Incarnazione dell’antico ideale romano di uomo di grande coerenza morale, Catone, politico romano seguace dello stoicismo, mentre si trovava a Utica, nei pressi di Cartagine, in qualità di governatore, si uccide dopo essere venuto a conoscenza della sconfitta di Pompeo nel corso della guerra civile. Plutarco racconta che, dopo essersi chiuso nella sua stanza ed aver aspettato che tutti dormissero, leggendo il Pedone di Platone sull’immortalità dell’anima, affrontò impavidamente la morte suicidandosi con la spada (Plutarco, Vite 36-70).
Preti traduce questo soggetto classico, che pur si sarebbe prestato ad una rappresentazione più diffusamente narrativa, in un dipinto di grande potenza espressiva proprio nel suo asciutto rigore. Sono pochi gli elementi che utilizza per ambientare la scena, volutamente lasciati in una silenziosa penombra; la imponente figura del vecchio si staglia in tutta la sua energia, colpita in pieno da un fascio di luce che ne delinea i muscoli, ancora vigorosi, il fiero volto incorniciato dalla barba folta, e le vesti d’un giallo abbagliante incorniciato dal blu del manto su cui ha indugiato il pennello con rialzi di luce sulle pieghe gonfie.
È uno dei primi esempi di quelle figure che Longhi (913) definì, a proposito del più avanzato San Sebastiano di Santa Maria dei Sette Dolori, un «capolavoro di figura isolata». Lo scorcio ribassato e la leggera torsione del busto accrescono il senso di spazialità del dipinto già sottolineato dal forte contrasto chiaroscurale.
Mariella Utili
Mattia Preti tra Roma, Napoli e Malta – Electa, 1999