253 – Trionfo di Amore

  Titolo:  Trionfo di Amore
Anno:  Quinto decennio
Tecnica: Olio su tela
Dimensioni:  169×366
Città: Cosenza
Collocazione:   Galleria Nazionale Palazzo Arnone
«Va Cupido in un carro tirato da due tori, uno con Europa sopra rappresentante Giove, l’altro Nettuno quando rapì Menalippe, avanti al carro Marte e Venere presi nella rete di Vulcano. Hercole con la conocchia et Omfale regina de’ Lidi, Rinaldo con lo specchio infiorato et Arrnida, Orlando Furioso, che schianta gl’arbori, dietro Arìstotele con l’incensiero havendo incensato publicamente la sua donna in Atene, come Venere Eleusina. Un altro filosofo con il basto sopra la schiena, camminando carpone e curvo con le braccia e ginocchia. Sansone con la mascella e i crini recisi, David che consegna un … ad Uria, Pirame e Tisbe che s’uccidono, gran turba dietro incatenati, chi sospira, chi piange, et astrologi e poeti laureati e musici, pittori e tutte sorte di donne e hornini». La complessa iconografia di quest’opera è descritta dettagliatamente in un manoscritto dell’ottavo decennio del Seicento, conservato alla Biblioteca Casanatense di Roma e oggetto di un approfondito studio da parte di Regine Bonnefoit (1997; 1998). Si tratta del «discorso» dell’abate dedli Effetti, nobile erudito e collezionista d’arte nella Roma seicenteca.
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Il dipinto, che ha avuto anche una attribuzione a Giordano (1951), ha fatto parte delle raccolte del Getty Museum di Malibu fino al 1992.
Dallo studio di ulteriori materiali dell’erudito, la Bonnefoit ha individuato strette relazioni tra la famiglia degli Effetti e i Barberini: lo zio di Antonio, Giovanni, era al servizio di Urbano VIII e lo stesso Antonio dedicò le sue Theses Philosophicas, nel 1637, al cardinale Francesco Barberini. Si può pertanto ipotizzare in questa sede che i legami fra Preti e l’erudito potessero stringersi proprio all’epoca dei più intensi rapporti che il pittore stesso ebbe con i Barberini, non soltanto per il tramite di Olimpia Aldobrandlni, principessa di Rossano, come vuole De Dominici, ma ricordando pure che nel 1641 Preti chiede l’intervento di Urbano VIII per ottenere la nomina a cavaliere d’obbedienza in seno all’Ordine di Malta e che con ogni probabilità in quello stesso giro d’anni si colloca la pala oggi a Dayton, che era in possesso di Taddeo Barberini già prima della sua morte, avvenuta nel 1647.
Mariella Utili
Mattia Preti tra Roma, Napoli e Malta – Electa Napoli, 1999