184 – San Nicola da Tolentino percosso dai diavoli

  Titolo:  San Nicola da Tolentino percosso dai diavoli
Anno:  1680 circa
Tecnica: Olio su tela
Dimensioni:   279,4×177,8
Città:  La Valletta – Malta
Collocazione:  Chiesa di Sant’Agostino
Questa vigorosa tela dello stile maturo di Mattia Preti fu realizzata per la cappella di San Nicola da Tolentino della chiesa di Sant’Agostino a La Valletta e, dopo i lavori di completo ammodernamento terminati nel 1794, fu trasferita nella cappella oggi dedicata a Santa Rita da Cascia. Il dipinto, che ha acquisito l’andamento centinato del profilo superiore a causa dell’adeguamento nella nuova cornice, raffigura san Nicola in preghiera e mistica meditazione nei pressi di un altare, tentato e bastonato dagli spiriti maligni (cfr. Tollo 2006, p. 40) sotto le sembianze di due demoni, attorcigliati a grossi e lunghi serpenti dalle fauci infuocate. La scena è ambientata in una cappella, definita nella sua articolazione spaziale e decorativa, nonché originalmente aperta su un paesaggio. Il teschio sull’altare, dove stanno anche un crocifisso e una cartagloria, assieme ai flagelli poggiati sul gradino è un riferimento alle penitenze del Santo per superare le tentazioni. Il rilievo figurato della tomba terragna delineata sul pavimento e la raffigurazione del Purgatorio che appare nello sfondo, invece, potrebbero essere un richiamo alle preghiere e alle messe di san Nicola in suffragio delle anime dei defunti. Tale lettura, se esatta, potrebbe giustificare la svista di Bernardo De Dominici, biografo di Mattia Preti, che, ricordando il dipinto nella sua primitiva collocazione, ne identifica il soggetto appunto come “Santo Nicola da Tolentino in atto di orare per l’anime del Purgatorio» (De Dominici 1742- 1745).
L’opera, molto conosciuta nella letteratura pretiana, stando a un’antica notizia, fu realizzata nel 1680 a spese di Gregorio Carafa, gran maestro dell’Ordine Gerosolimitano, in sostituzione di un precedente dipinto dello stesso Santo. Questa datazione, come già evidenziato da Spike (1999), risulterebbe essere ben in linea con le caratteristiche stilistiche della tela rapportate ad altre di sicura datazione: compositivamente salda, con figure imponenti, quasi monumentali, costruite attraverso graduali passaggi dall’imprimitura rossastra, in gran parte lasciata a vista, con pochi ed essenziali passaggi coloristici.
Giorgio Leone
Vittorio Sgarbi – Mattia Preti – Rubbettino, Soveria Mannelli (CS), 2013