148 – Sposalizio di Santa Caterina d’Alessandria

 
Titolo:   Sposalizio di Santa Caterina d’Alessandria
Anno:  1670 circa
Tecnica: Olio su tela
Dimensioni:   361×203
Città: La Valletta – Malta
Collocazione:  Co-Cattedrale di S. Giovanni
Le fonti, contraddittoriamente, citano il dipinto nell’Albergo di Francia (Pascoli 1736) e nella cappella della residenza dei Cavalieri d’Italia (De Dominici 1742-1745, III). Su questa scia si è sostenuto che l’opera fosse originariamente nell’Albergo d’Italia per poi essere trasferita nella Co-Cattedrale di San Giovanni. In realtà non esiste alcuna documentazione che accerti l’eventuale originaria collocazione del dipinto, mentre un documento del 19 maggio 1670 attesta come la Lingua d’Italia ordinò che si indorasse la nuova cornice di pietra attorno al quadro di santa Caterina e «che ciò siegua con l’assistenza del Cavaliere fra Matthia Preti» (Spike 1998). Basandosi su questo dato, Spike (1999) ritiene molto probabile far risalire allo stesso periodo la realizzazione del dipinto, supponendo che per nuova cornice in pietra dorata dai Cavalieri italiani nel 1670 si intendesse appunto la cornice di questa pala d’altare.
Il soggetto è lo Sposalizio mistico di Santa Caterina d’Alessandria, in un tripudio di angeli che assistono e festeggiano, distribuiti intorno al gruppo principale. Nel coro degli angeli che fanno corona alla festa, si distingue, in basso a sinistra il poetico angelo lettore, originale rispetto alla composizione veronesiana. De Dominici considerava il dipinto di «maniera tanto vaga ch’è una meraviglia a volerlo considerare per opera del calabrese, inchinato per sua natura più tosto alla maniera forte, anzi terribile nel chiaro e scuro [ … l. Dicesi che lo dipingesse così vago perché alcuni cavalieri napoletani lodavano il bel colorito di Luca Giordano, il quale nella vaghezza era gionto a toccar l’ultimo segno, e che egli volle far loro conoscere che ben sapeva colorir con vaghezza» (De Dominici 1742-1745, III). Lo stesso biografo tramanda anche l’esistenza di un disegno riferito al quadro, giudicandolo uno dei più belli eseguiti dal Cavaliere. Un bozzetto in collezione privata milanese è l’unica testimonianza grafica nota del soggetto raffigurato nel dipinto (Corace 1995).
C.P.
Vittorio Sgarbi – Mattia Preti – Rubbettino, Soveria Mannelli (CS), 2013