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Titolo: Liberazione di San Pietro |
| Anno: 1666 circa | |
| Tecnica: Olio su tela | |
| Dimensioni: 131×301 | |
| Città: Vienna | |
| Collocazione: Gemäldegalerie der Akademie der Bildenden Künste |
Vedendo che la persecuzione degli apostoli era gradita ai Giudei, Erode decide di far catturare Pietro e lo rinchiude in prigione. Proprio la notte precedente il momento in cui Pietro avrebbe dovuto comparire davanti al popolo, una luce folgorante investe la cella e, mentre le sentinelle dormono, un angelo libera l’apostolo dalle catene, lo invita ad avvolgersi nel mantello e a seguirlo fuori dal carcere (Atti degli Apostoli 12,1-12).
L’iconografia pretiana, in questa versione, segue fedelmente il racconto degli Atti, dando grande risalto ai particolari narrativi. La luce che irrompe dall’alto sulla destra della scena investe non soltanto i due protagonisti, san Pietro e l’angelo, ma illumina nel dettaglio anche la sentinella che dorme pesantemente in primo piano, evidenziandone le carni e gli ampi panneggi del manto rossastro e della camicia, insieme ai tanti oggetti che consentono una ambientazione realistica della prigione: dalla borraccia impagliata alle grosse chiavi appese al chiodo, alle catene, le lance e le alabarde, le corazze e gli elmi, i cui riflessi – come si è visto – sono un topos nella produzione di Preti, che si sofferma a sottolineare gli effetti della luce sulle differenti materie con un gusto che non ha più nulla dello sperimentalismo perseguito tenacemente da Caravaggio, ma piuttosto, ormai in piena stagione barocca, mira all’effetto decorativo e alla valenza edificante dell’insieme.
L’iconografia pretiana, in questa versione, segue fedelmente il racconto degli Atti, dando grande risalto ai particolari narrativi. La luce che irrompe dall’alto sulla destra della scena investe non soltanto i due protagonisti, san Pietro e l’angelo, ma illumina nel dettaglio anche la sentinella che dorme pesantemente in primo piano, evidenziandone le carni e gli ampi panneggi del manto rossastro e della camicia, insieme ai tanti oggetti che consentono una ambientazione realistica della prigione: dalla borraccia impagliata alle grosse chiavi appese al chiodo, alle catene, le lance e le alabarde, le corazze e gli elmi, i cui riflessi – come si è visto – sono un topos nella produzione di Preti, che si sofferma a sottolineare gli effetti della luce sulle differenti materie con un gusto che non ha più nulla dello sperimentalismo perseguito tenacemente da Caravaggio, ma piuttosto, ormai in piena stagione barocca, mira all’effetto decorativo e alla valenza edificante dell’insieme.
Mariella Utili
Mattia Preti tra Roma, Napoli e Malta – Electa Napoli, 1999
Mattia Preti tra Roma, Napoli e Malta – Electa Napoli, 1999

