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Titolo: Ciclo del soffitto di San Pietro a Maiella – San Pietro Celestino rinunzia al papato |
| Anno: 1657-1658 | |
| Tecnica: Olio su tela | |
| Dimensioni: | |
| Città: Napoli | |
| Collocazione: San Pietro a Maiella |
Il ciclo è composto da dieci tele disposte nel soffitto della navata e del transetto della chiesa di San Pietro a Maiella a Napoli. Le cinque tele della navata rappresentano storie della vita di san Celestino, mentre nel transetto sono raffigurate scene della vita di santa Caterina d’Alessandria.
[…]
L’opera è celebrata unanimemente dalla critica come il capolavoro del periodo napoletano di Mattia Preti e «uno dei punti più alti della sua carriera», definita dal Longhi (1913) il parallelo barocco alle stanze di Raffaello. Studi critici hanno più volte rilevato come i modelli di riferimento per la realizzazione di questa impresa siano da ricercare negli straordinari soffitti di area veneta da cui Mattia attinge, oltre allo scenografico espediente del “sotto in su”, anche la preziosa stesura pittorica che dona unità visiva e narrativa all’intero ciclo. Nelle tele dedicate alla vita di santa Caterina sono stati invece evidenziati legami con le pere del Lanfranco a Napoli e una particolare attenzione alle esperienze neovenete di Luca Giordano (Spinosa 2011).
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Seguono nella navata della chiesa la scena con le Tentazioni di San Pietro Celestino e il tondo con San Pietro Celestino rinunzia al papato, considerato, quest’ultimo, il dipinto più “frettoloso” per l’utilizzo di una tecnica fluida e poco attenta ai particolari che potrebbe aver indotto il De Dominici a riferire della presunta incomprensione con i committenti [Spike 1999]. L’opera, invece, dimostra la grande maestria e modernità di Preti che subordina il dettaglio alla materia e alla tecnica pittorica.
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L’opera è celebrata unanimemente dalla critica come il capolavoro del periodo napoletano di Mattia Preti e «uno dei punti più alti della sua carriera», definita dal Longhi (1913) il parallelo barocco alle stanze di Raffaello. Studi critici hanno più volte rilevato come i modelli di riferimento per la realizzazione di questa impresa siano da ricercare negli straordinari soffitti di area veneta da cui Mattia attinge, oltre allo scenografico espediente del “sotto in su”, anche la preziosa stesura pittorica che dona unità visiva e narrativa all’intero ciclo. Nelle tele dedicate alla vita di santa Caterina sono stati invece evidenziati legami con le pere del Lanfranco a Napoli e una particolare attenzione alle esperienze neovenete di Luca Giordano (Spinosa 2011).
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Seguono nella navata della chiesa la scena con le Tentazioni di San Pietro Celestino e il tondo con San Pietro Celestino rinunzia al papato, considerato, quest’ultimo, il dipinto più “frettoloso” per l’utilizzo di una tecnica fluida e poco attenta ai particolari che potrebbe aver indotto il De Dominici a riferire della presunta incomprensione con i committenti [Spike 1999]. L’opera, invece, dimostra la grande maestria e modernità di Preti che subordina il dettaglio alla materia e alla tecnica pittorica.
C.P. – Vittorio Sgarbi – Mattia Preti – Rubbettino, Soveria Mannelli (CS), 2013

